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Mapstr! La mappa di Dannati Architetti

Itinerari fra progetti e città.

Quante volte ci capita di attraversare la città senza osservare ciò che ci circonda. Quante volte invece camminiamo col naso all’insù, ma senza conoscere la storia di un determinato quartiere. Quante volte, passando davanti ad un particolare edificio, ci chiediamo ”di chi sia”.

Sono quattro anni ormai che vivo a Milano (dopo un’onorata Carriera nella capitale che mi ha adottata per ben ventidue … di anni!), e mi rendo conto che un pò per lavoro, un pò per pigrizia, un pò perché ormai fuori dal mondo universitario, non mi ero mai interessata a studiare e ad osservare da vicino tutti quei luoghi che non solo mi circondano, ma che, con ogni probabilità, solo noi architetti potremmo guardare con occhi gonfi di curiosità! Parlo di quartieri dimenticati, di strane chiese moderne, di edifici in triste abbandono, ma anche di tutte quelle opere che sono caposaldo della vita progettuale di tanti Dannati Architetti che noi tutti abbiamo studiato sui libri, ma non sempre siamo riusciti ad osservare da vicino.

Ciò che insomma volevo recuperare, era la storia dell’architettura di questa città, in cui per prassi noi che la abitiamo, siamo fin troppo distratti dal lavoro, dal poco tempo a disposizione, per osservarla attentamente nel suo stratificarsi ed evolversi.

Parto quindi da qui: da Milano! Dalla città più moderna e contemporanea d’Italia, con l’esigenza e la volontà di conoscerla e raccontarla.

Una nobile scusa, nell’ottica di espandere, quello che poche riche vi racconterò, in un progetto geograficamente molto più ampio!

Quando le app sono davvero utili.

E oserei dire: non per forza a forma di social!

Si perché questa voglia di scoprire ciò che mi circonda in una città che conosco ancora poco, si lega sostanzialmente ad un annoso problema: l’indirizzo (e il civico che nessuno scrive mai).

Sembra banale, ma se non si conoscono questi dati è un pò difficile risalire ai luoghi o fissarli su una mappa collocandoli in un punto ben preciso! Scoperta dell’acqua calda si … Ma sentivo la necessità di fare questo sforzo: reperire quante più informazioni, catalogarle e salvarle con una puntina 📌 su una mappa virtuale che ricordasse per me tutti quei dati. Dando a me, e agli altri, la possibilità, anche mentre ci si aggira randomicamente e senza meta in città, di cogliere l’occasione per scoprire qualcosa di nuovo … sapendo finalmente dove si trova!!!

Ebbene a farlo ci pensa Mapstr , un’app gratuita, di semplice utilizzo e che ci consente di mettere un’infinità di puntine sul nostro mappamondo.

Come funziona Mapstr ?

Prima di tutto chiediamoci: cosa vorremmo “pinnare” su una mappa?

Ristoranti e caffè? Negozi carini? Lavanderie a gettone? 😂 …

Inutile forse dirvi che occupandomi di architettura, e di storia della stessa, in un podcast, la parte notoriamente più ostica da “visualizzare” (trattandosi ovviamente di un contenuto esclusivamente audio), non è certamente la biografia dell’architetto, ma proprio il suo operato! Per questo ho scelto di utilizzare instagram per creare dei post di approfondimento correlati alle puntate … ma sentivo di voler fare qualcosa di più! Soprattutto per dare voce ad architetti più locali e minori, dei quali non potrò narrare le gesta in puntate monografiche.

Mapstr è dunque quell’alleato speciale che mi ha permesso, in questo caso, di catalogare progetti per ciascun architetto (per il momento solo su Milano) in modo da non doverne per forza ed unicamente sentir parlare … ma fornendone proprio l’indirizzo!

Detto questo, non vorrei mai suggerirvi di introdurvi in proprietà private (anche se disposti a sfoderare un invidiabile passo felpato o a spacciarvi per il postino 😂) lungi da me! Ma ammirare anche solo dall’esterno i bei palazzi “firmati” che ci circondano, o anche banalmente osservare con consapevolezza luoghi di interesse storico ben più importanti, e che spesso diamo per scontati, vale il biglietto di questa app!

Che poi è gratis!

Grazie ad essa è molto semplice organizzare delle passeggiate con itinerario (in questa sede ve ne suggerirò diversi), scoprire la storia dei luoghi evidenziati, e non perdersi proprio nulla. Soprattutto le curiosità più strane … tipo i fenicotteri di Villa Invernizzi a Milano, in pieno centro città!

Pennuti rosa confetto e stranezze a parte, nel post qui sotto vi illustro il meccanismo dell’app e come ho organizzato le architetture salvate: dividendo per progettisti, periodi storici e tipologie!

Ecco la mini guida di Mapstr

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Dannati Architetti è su @mapstr_app L’app che ti consente di salvare i luoghi che ami in una mappa dalle potenzialità infinite 🗺📌📌📌📌… • 👉 Tutto il 🌍 in un’app facile e per tutti, non l’ennesimo social! 👉 Punti di interesse e tag illimitati per consentire di raggruppare, filtrare e consultare gli elenchi con facilità, ordinandoli anche per prossimità in base alla nostra posizione attuale o “simulata”. 👉 Spazio per descrizione, info e foto correlate per ciascun sito. Se il luogo che vogliamo salvare è già esistente in mapstr, molti campi risulteranno già compilati. Ciò non toglie la possibilità di modificarli. 👉 Privacy della propria mappa (pubblica/privata), possibilità di condivisione della stessa e di renderla collaborativa. 👉Consultazione delle mappe degli altri utenti: in merito cito quella di @amilanopuoi di Francesca Noè che seguo per quanto riguarda il food a Milano. 👉 Possibilità di attivare la geolocalizzazione e l’alert 🚨 ogni qual volta ci avviciniamo ad un manufatto presente sulla mappa! La cosa interessante è che possiamo attivare/disattivare la spunta massivamente su tutti i luoghi o per tag. 👉 Ah! Dimenticavo. L’app è gratuita! • 🍿 Se ti piace l’architettura e ami girare la città in cerca di edifici sempre nuovi da scoprire, allora ti invito a seguire Dannati Architetti su @mapstr_app . Troverai una mappa per ora incentrata su Milano (da qualche parte dovevo pur iniziare 😅) divisa nei seguenti tag/gruppi👇 • Periodo storico: 📌 Architettura Antica 📌 Architettura Moderna 📌 Architettura Contemporanea • Tipologie: 📌 Edifici (vari) – Interior Design 📌 Monumenti – Luoghi Storici 📌 Verde – Spazi Pubblici • Figure: 📌 Architetti e Ingegneri progettisti • Troverai già più di 300 architetture salvate solo su Milano! Ma la mappa è in espansione e costante aggiornamento … stay tuned 😉 • ✨ LINK ALLA MAPPA IN BIO 👉 ti basta cliccare su questo post! • #architetturaitaliana #milanocity #milanodascoprire #architettimilano #beniculturali #dannatiarchitetti #mapstr #mappamondo #architravel #storiadellarte #storiadellarchitettura #archistar #luoghidavisitare #luoghidelcuore #architetturacontemporanea #movimentomoderno #archistudent

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Dannati Architetti: L’architettura in chiave comica.

La sperimentazione nella creazione di contenuti.

Sino a due anni fa, creare contenuti sul web (e per il web) per me era una cosa totalmente nuova. Sapevo benissimo che avrei dovuto sperimentare e sbatterci la testa per ritagliarmi il mio angolo e capire chi avrei voluto essere in questo mondo super affollato di creator e divulgatori.

La verità? I miei progetti Iniziali non funzionavano. E più mi ci accanivo, più mi chiedevo il perché, più la risposta la avevo davanti e non la vedevo.

Finché tutto mi è improvvisamente diventato chiaro!

In questo articolo ripercorro la mia strada e quella del mio secondo podcast: Dannati Architetti.

Definisci te stesso e “trova la quadra”.

Mi ha sempre messo in difficoltà l’idea di dover trovare una definizione. L’esigenza di dover per forza avere quel tag che dice agli altri chi sei. Quello pseudonimo che parla di te. Quella bio impeccabile che ti racconta in poche parole.

Ero sicura di non riuscire a catalogarmi. E soprattutto di non riuscire a farlo in modo così sintetico!

Perché non tutti nasciamo con una vocazione, con uno scopo chiaro in testa. Non tutti siamo astronauti, medici, sportivi o aviatori. Non tutti abbiamo un vocabolo fatto a posta per noi. Alcuni di noi sono complicati e hanno sfaccettature così tanto diverse che in una bio e un tot limitato di caratteri, non ci stanno.

Ma è anche vero che nella vita non puoi fare tutto. E così, creando contenuti e non vedendo grandi risultati su alcuni fronti, ho dovuto eliminare il superfluo. Concentrandomi su poche cose, ma buone. Riflettendo su me stessa e su quel percorso, ormai bello avviato, che mi ha permesso di tirare le somme. E alla fine …

Eureka!

Quella missione che pensavo di non riuscire a compiere, in realtà si è rivelata fattibile! E così l’ho compiuta, trovando finalmente la mia definizione, il mio pseudonimo perfetto, qualcosa di riconoscibile, “memorabile” ed originale.

Un’equazione ed il suo risultato.

@archicomica non è quindi solo un nickname, ma è l’esito di un lungo percorso e di un ragionamento interiore. È il connubio fra il mio background formativo (e professionale) nell’architettura, e il modo di comunicare e divulgare attraverso la mia vena comica. Il tutto mediante la scrittura e il podcasting, già messi a punto durante la mia prima esperienza con Avrei qualcosa da dire Show.

Niente dunque a caso, ma tutto perfettamente (e finalmente) logico. Solo che tutti se ne erano accorti tranne me!

Non avevo capito che con Dannati Architetti, la mia seconda serie podcast, avevo trovato la mia quadra.

E stavo già parlando come avrebbe fatto Archi Comica.

Come avrei fatto io.

Ridimensionare. Fare meno, ma fare bene!

Nell’ultima puntata di Avrei qualcosa da dire Show, il mio podcast autobiografico, ho voluto spiegare questo ragionamento e il perché fosse per me necessario, a quel punto, interrompere la serie (per un po’).

Semplice. Oltre a non poter fare tutto, sono cambiata io.

E’ cambiato il mio modo di vivere (anzi, stando a Milano con il Covid non ho vissuto proprio!), ho preso decisioni importanti e attraversato momenti difficili di cui non avevo voglia di parlare … insomma. Non avevo più niente da dire! Ed ero profondamente triste.

Quindi quell’angolo all’interno del quale raccontavo le mie giornate sfogandomi e dicendo le cose di pancia, aveva perso senso. E per la paura di interrompere tutto, era diventato il luogo in cui dovevo per forza dire qualcosa. Prendendo spunto dal web, dalle notizie e da cose che però non vivevo direttamente sulla mia pelle.

Mi sono accorta che non funzionava quando qualche ascoltatore ha iniziato a dirmi che non sembravo più io. Ma soprattutto quando hanno cominciato a spuntare numerosi consensi e significativi risultati per la seconda serie, Dannati Architetti. Serie che non stavo minimamente pubblicizzando e della quale era uscita solo una puntata o due.

Quindi. Era il momento di ridimensionare. Tagliare il superfluo per concentrarmi sul progetto che di più a quel punto mi rappresentava. Creando canali appositi e selezionando i social di riferimento (solo alcuni). Concentrandomi sulla comunicazione audio eliminando in parte quella video (optando per TikTok con un format di divulgazione dedicato ed immediato, anziché continuare su YouTube … decisamente troppo impegnativo).

Fare meno insomma … ma fare bene!

Racconta ciò che sai. E ti dirò chi sei!

Da sempre consiglio a chi vuole avviare un podcast, di scegliere una nicchia o un argomento che lo rappresenti, che possa essere legato al lavoro o agli studi universitari o che lo appassioni così tanto da poterne parlare per ore ed ore.

E io stessa non lo avevo ancora fatto! Preferendo parlare di me e della mia vita come atto liberatorio.

Solo a maggio 2020, dopo mesi di riflessioni, ho deciso di prendere coraggio ed avviare Dannati Architetti.

Per me la storia dell’architettura, come anche quella dell’ingegneria, oltre a rappresentare una passione, sono quel know-how, acquisito durante gli studi, che non ho mai dimenticato. E da qui la voglia di condividerlo … ma stavolta, dopo una serie di errori commessi e lezioni imparate attraverso il mio primo podcast, sapevo già tecnicamente come farlo bene!

Ovviamente non si hanno mai i risultati garantiti. A maggior ragione se si decide (come nel caso di Dannati Architetti) di puntare su qualcosa che non esiste ancora nel panorama del podcasting!

Nessuno poteva dirmi come sarebbe andata a finire. Così ho iniziato sotto banco, con timidezza. Con puntate pubblicate a distanza di tempo, considerandolo un progetto secondario rispetto al primo podcast.

Pensavo, in tutta onestà, che nemmeno funzionasse, che fosse noioso nonché un tema poco popolare e di scarso interesse.

Poi ho avuto la conferma che mi sbagliavo, e non di poco. Me ne sono accorta non solo dagli ascolti, ma perché, banalmente, la nicchia dell’architettura è molto popolata! E trovare delle persone interessate ad ascoltare storie di architetti non è difficile come lo è trovare persone disposte ad ascoltare le TUE storie personali (come nel caso di Avrei qualcosa da dire Show) e partendo dal presupposto che nemmeno gli amici spesso e volentieri le ascoltano …

Scegliere poi di parlare di vite di personaggi importanti che hanno fatto la storia di un particolare settore, può potenzialmente interessare chiunque. L’idea, che ho voluto mettere in pratica in Dannati Architetti, anche grazie ad una grafica curata, consiste nel raccontare, in modo leggero e divertente, la vita, le sfumature, le curiosità e le cose non sempre dette (quelle che non si trovano sui libri insomma), in modo da arricchire il racconto e renderlo avvincente per chi l’architettura e gli architetti li conosce, e fornire allo stesso tempo un’infarinatura generale a chi è nuovo in questo mondo o è semplicemente curioso di conoscerlo meglio.

Dopo mesi di esperimenti fra podcasting e social, grazie a questo progetto che si è evoluto poco alla volta, ma soprattutto grazie al primo, che mi è servito per fare rodaggio (sbagliare, mettere alla prova la mia ironia e le capacità di scrittura – esposizione), ho capito che comunicare e divulgare non solo fanno parte della mia persona, ma che farlo nel settore che mi appartiene per via degli studi, mi fa sentire completa, a posto con me stessa e con gli altri. Consentendomi di risultare autorevole e credibile.

Insomma, dopo tanto ”sbatty”, come si dice a Milano, ho capito dove andare a parare! E spero che la mia esperienza possa esserti utile.

Chiara


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Newsletter automatica per Podcast e Blog con Mailchimp

Come creare una newsletter automatica per il proprio Podcast, Blog o canale YouTube?

Ecco un mini tutorial in cui vi spiego come sia semplice creare una newsletter automatica per podcast, blog e video grazie a Mailchimp, la scimmietta tuttofare che rivoluziona il modo di interagire con il nostro pubblico.

Si tratta di una risorsa eccezionale per le newsletter e ricca di automazioni. Basterà registrasi su Mailchimp per settare un’audience, collegare ad essa campagne email, adv, sondaggi, gestire i form, creare landing pages e appunto creare una newsletter automatica per podcast e blog (o insomma per tutto ciò che possiede un feed rss).

Mailchimp è davvero colmo di tools e ci si perde facilmente al suo interno per tutte le cose che ci consente di fare! Ma ha anche delle ottime risorse (guide e faq), che ti consentono di comprenderne facilmente l’utilizzo.

E’ assolutamente gratuito sino a 2000 contatti e 10.000 invii e si integra benissimo con i siti wordpress (mediante widget per l’inserimento di pop-up form o come semplice “blocco” per iscriversi).

Ecco un esempio qui sotto del blocco per iscriversi su wordpress!

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Tieni a mente che, trattandosi di dati, per utilizzare Mailchimp legalmente dobbiamo rispettare il GDPR ed è perciò necessario avere un piano per cookie e privacy sul nostro sito. Per generarlo facilmente ti consiglio di utilzzare Iubenda e ti offro il 10% di sconto sul primo anno di abbonamento al servizio.


Ma come facciamo a creare una newsletter automatica ed inviarla ai nostri iscritti ogni volta che pubblichiamo un nuovo episodio del podcast, video o post del blog?

Una volta registrati e settate le impostazioni di base (piuttosto intuitive), creiamo l’automazione email “Share Blog Updates” all’interno della sezione “automate” (non audience!!!) di Mailchimp.

Eccola nelle immagini sotto.

Basterà dare un nome alla campagna e inserire il gruppo dei destinatari (ovvero la nostra mailing list principale).

Nel mio caso si chiama “Maria Chiara Virgili Podcast Community”.

Nelle impostazioni dell’automazione bisognerà semplicemente settare il feed RSS del proprio podcast, blog o canale YouTube.

Ecco “come sono fatti” i miei:

Dannati Architetti Podcast

Trovi il feed RSS nelle impostazioni del tuo hosting, io utilizzo Spreaker: https://www.spreaker.com/show/4302924/episodes/feed

The Podcast Blog

Per tutti i siti blog basta aggiungere /feed alla fine dell’indirizzo: https://mariachiaravirgili.com/feed/

Chiara Red Canale YouTube

Va aggiunto l’ID del canale che trovate nelle impostazioni avanzate di YouTube: https://www.youtube.com/feeds/videos.xml?channel_id=UChHDl7K_0vDP_FrBCG_jbmQ

E’ chiaro che andrà ripetuta la stessa operazione creando un’ automazione email per ciascun canale (blog, eventuale secondo podcast o canale YouTube).


Andiamo a vedere più da vicino le impostazioni della Newsletter automatica del Podcast o del Blog

Ecco, ad esempio, quelle della newsletter automatica di Dannati Architetti Podcast!

Una volta deciso l’orario di invio della mail (per esempio ore 10 AM tutti i giorni della settimana (occhio al fuso orario perché nelle impostazioni di default non è il nostro!!)), Mailchimp farà un check del feed e spedirà automaticamente la newsletter quando troverà un nuovo contenuto caricato.

E’ chiaro che se pubblichiamo un nuovo episodio alle 9 di mattina, la mail non partirà alle 10 del giorno stesso, perché probabilmente Mailchimp non avrà ancora aggiornato il feed (impiega intorno alle 3 ore).

Quindi di conseguenza la mail partirà la mattina dopo!

Ma non è finita qui perché ci sono anche altre importanti impostazioni da settare, come le voci nell’oggetto della mail, il mittente e le opzioni di tracciamento integrabili naturalmente con Google Analytics.

Quando vedete voci come *|RSSFEED:TITLE|* o cose che vi sembrano apparentemente strane, tenete in considerazione che Mailchimp le imposta per noi. Quindi niente paura! Si chiamano Merge Tags e vanno a prendere i dati dal nostro feed RSS per compilare la mail in modo automatico in tutti i suoi campi.


Disegnamo la nostra Mail!

Nella sezione “design” della newsletter potrete configurare a vostro piacimento la mail inserendo un header, delle grafiche e i richiami ai vostri social partendo da un template.

Una volta scelto, giungiamo finalmente al corpo della mail e noteremo che i merge tags sono ancora una volta configurati in partenza da Mailchimp!

Comprendono titolo dell’episodio, autore, data di uscita e nome del podcast, ma se ne possono aggiungere degli altri (ad esempio la descrizione).

Per vedere come risulterà la mail, potrete cliccare su preview and test, generare un’anteprima su più dispositivi o mandarvi direttamente una mail di prova.

Una volta configurata la mail, ricordatevi che potete salvarla come nuovo template per poi utilizzarlo in una futura/altra automazione.

L’ *|RSSITEM:TITLE|* è il merge tag più importante e conterrà il nome con il link alla nuova puntata (a cui fa riferimento la mail).

Se ci clicchiamo sopra ci rimanderà a Spreaker (ovvero la fonte dell’RSS feed in questo specifico caso).

Tenete in considerazione che l’unica limitazione delle mail automatiche, è che non è possibile “embeddare” un player (audio o video), cosa che invece potremmo potenzialmente fare se le compilassimo a mano.

Non avremo un player né vedremo la copertina d’episodio nel caso di un podcast, mentre per quanto concerne YouTube, non avremo la solita thumbnail del video con la finestra di riproduzione*.

*A meno che non venga inserito un video specifico nella mail automatica, ma è piuttosto inutile dal momento in cui resterebbe sempre lo stesso per tutte le mail che rimandano a video diversi! E no… non è possibile embeddare una playlist ordinata per data di caricamento purtroppo.

Quindi che si fa se i link non sono renderizzabili?

In sostanza per rendere la mail più carina e invogliare chi la legge a cliccare “play“, ho emulato il lettore di Spotify (nel caso dei podcast) utilizzando un’immagine ed un link di rimando al podcast ad essa collegato.


La parte più difficile sta nel creare un’audience.

A parte i vari tool integrabili con i siti WordPress, Mailchimp ci mette a disposizione un link al form di iscrizione che potrete inviare a chi volete o ad esempio inserire in una pagina linktree o multi.link da condividere sui social (ad esempio nel link in bio di Instagram) o nelle descrizioni di un episodio o di un video.

La nostra simpatica scimmietta non ci obbliga quindi ad avere un sito. Anzi, proprio per questa ragione vi offre anche la possibilità di creare una landing page direttamente sulla piattaforma, contenente naturalmente il pulsante per iscriversi alla newsletter.

Ma andiamo a vedere come si crea il

Nella sezione Create, andiamo su Signup Form.

Nella sezione Signup Forms ve ne sono diversi a seconda delle necessità.

Ecco qui sotto l’elenco completo.

Il Subscriber Pop-up è da integrare per forza di cose in un sito, in quanto compare come finestrella non appena ci colleghiamo ad esso, e ci invita ad iscriverci. E’ presente anche in questo sito 🙂

I Form Integrations sono ulteriori form da applicare ad altri siti/app o integrazioni come ad esempio Squarespace (ma non ci interessano in questa occasione e non è detto che ci serviranno in futuro).

A proposito di integrazioni, è possibile collegare Mailchimp ad una Pagina Facebook in modo da avere il pulsante iscriviti anche lì e raccogliere più adesioni.

Per farlo segui questa guida perchè bisognerà accedere ad un altro menù.

Gli Embedded Forms sono invece codici da “incollare” su un sito mediante il blocco “html personalizzato”. Sostanzialmente sono dei box di iscrizione fissi e possono avere diversi aspetti grafici. Dal classico al condensato (solo pulsante).

Ecco la schermata delle impostazioni su Mailchimp per il Classic Form

Ecco qui sotto il risultato applicato al sito incollando il codice.

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Seleziona le modalità attraverso le quali desideri ricevere aggiornamenti email da Maria Chiara Virgili Podcast Creator:

Puoi annullare l’iscrizione in qualsiasi momento facendo click sul collegamento a piè di pagina delle e-mail. Per informazioni sulla privacy, visitare il nostro sito Web.

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Ma a noi, prima di tutto, interessa accedere al Form Builder. Che è il cuore del nostro Form, ovvero il luogo dove lo andremo a costruire per poi utilizzarlo nelle modalità sopra illustrate e anche attraverso il magico link che ci semplifica la vita!

Clicchiamo quindi sull’icona gialla del Form Builder (immagine sopra).

Per configurarlo al meglio, oltre a modificarne i testi, è essenziale intervenire sulle impostazioni, perché dovremo tenere conto del GDPR ed eventualmente collegare Google Analytics.

Il Form Builder creerà automaticamente tutte le schermate correlate, come la conferma di iscrizione, la schermata di errore se non si flagga un campo obbligatorio e via dicendo.

Il signup form url che vedete nella schermata sopra è lo short-link che potrete condividere per raccogliere adesioni ed indirizzi email!


Audience Segments ed impostazioni avanzate

Se produciamo contenuti differenti, una cosa interessante che potremmo fare è frammentare il pubblico in fase di registrazione (sempre attraverso il sign-up form), e differenziare così le varie email automatiche.

Inserendo delle check boxes creeremo dei gruppi di email che si basano sugli interessi dei nostri iscritti.

In modo tale che se un utente fosse intenzionato ad esempio a ricevere solo le mail relative ad un podcast specifico, può tranquillamente farlo spuntando la casella apposita.

Si tratta di una procedura più avanzata poiché, per ciascuna automazione email (newsletter), bisognerà stabilire delle regole ben precise nella sezione “recipients“.

Anziché quindi inviare a tutti i contatti, bisognerà specificare un “audience segment“.

Da tenere in considerazione che per aderire alla newsletter, non vi è l’obbligo di mettere le spunte nel form! Quindi sarebbe opportuno creare una regola che invii comunque tutte le mail in questo specifico caso, ed anche per chi ad esempio si iscrive attraverso i blocchi su wordpress o mediante il pop-up form (perché in questi casi non è prevista una scelta in fase di adesione alla newsletter).

Ecco un esempio di regole avanzate.

Una volta configurate le vostre newsletter, potrete trovarle (ed eventualmente modificarle o interromperle in un secondo momento ) dal pannello ongoing campaigns che vi mstrerà tutto quello che è attualmente attivo.


Conclusioni

Ci sono davvero un sacco di altre cose che puoi fare ed automatizzare…

Ma questo articolo mostra solo alcune features di Mailchimp. Quindi per qualsiasi informazione sul suo utilizzo ed il corretto settaggio di impostazioni, regole e tools non illustrati in questa sede, contattami pure.

Sarò felice di aiutarti a creare la tua newsletter!

Spero che che ti sia stato utile scoprire come creare una newsletter automatica per podcast e blog. Se ti va lasciami un commento per farmi sapere cosa ne pensi e cosa ti piacerebbe che approfondissi o trattassi in un prossimo post!

Grazie per aver letto fino a qui!

Chiara


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Creare un podcast: attrezzature TOP

Come creare un podcast di qualità?

Ecco quattro top setup per iniziare a fare podcasting seriamente e migliorare l’attrezzatura preesistente.

Ma, se non dovessi essere pratico, mi preme ricordarti che per creare un podcast (oltre ad un computer naturalmente) hai bisogno di alcuni strumenti essenziali:

Microfono

Il re del podcasting per eccellenza. La scelta di questo strumento deve essere davvero oculata, ma ti aiuto io! E no, non puoi registrare col telefonino!

Scheda Audio

La scheda è altrettanto importante perché elabora il suono. Solo nel caso del setup “comodo” è direttamente integrata nei microfoni consigliati.

Cuffie

Ti servono per ascoltare. Anzi, per ascoltarti! Anche qui un buon prodotto fa la differenza e ti aiuta a capire come migliorare il tuo lavoro a livello sonoro.

Software DAW

E’ il software con il quale andrai a fare l’editing della tua traccia: tagliarla, post produrla e arricchirla di effetti sonori e musica (sound design).


Sei pronto a creare un podcast di qualità top?

Per aiutarti nella tua scelta ho diviso i setup che seguiranno, in categorie che vanno dal comodo al super pro, ma tieni in considerazione che, per ciò che riguarda i microfoni, la decisione potrebbe essere molto personale e variare anche in base alla voce. Per questo ho preferito segnalartene più di uno per ciascuna categoria e fascia di prezzo, ma in generale (e per stare sicuri) considera sempre che andrebbero prima provati!

Nota Bene: Ciascun setup è costituito da strumenti testati ed approvati al fine di ottenere una resa audio di qualità.

Dai! Iniziamo!

SETUP COMODO

Si tratta del kit più essenziale per creare un podcast di buon livello, adatto a chi non dispone di spazio, registra in mobilità o semplicemente vuole rimanere su prezzi piuttosto contenuti. Il Rode NT-USB è un microfono a condensatore ed è un ottimo compromesso in quanto dispone di scheda audio integrata. Lo stesso discorso vale per il Rode Podcaster, che però è dinamico.

La scelta fra condensatore e dinamico non è banale, in quanto il primo è più sensibile e da una particolare “impronta” al suono, ma a caro prezzo. Infatti con questo tipo di microfono dovrai fare i conti con i “rientri” in quanto, molto probabilmente, registrerà tutta una serie di rumori esterni (ventola del pc, rumori del vicino), riverberi e riflessioni sonore (il “suono” della stanza). I microfoni dinamici, invece, sono più neutri, ma soffrono molto di meno dei fenomeni sopra citati. Non è un caso se sui palchi spesso si usa questo tipo di microfono.

Quanto ai software, sono entrambi fra i migliori rispetto a tanti altri molto diffusi ma assolutamente non equiparabili.

E se vogliamo migliorarci un po’ …

SETUP BASE creare un podcast

Passiamo ai microfoni dinamici Shure e al Rode PodMic, accostabile, con un po’ di fantasia, al più blasonato Shure SM7B. A differenza del primo setup, microfono e scheda audio sono due elementi separati, come d’altronde storicamente è sempre stato. La scheda qui proposta è un buon compromesso per creare un podcast, e anche se naturalmente c’è di meglio, è la classica way-to-go per i podcasters in erba e non. Quanto ai software, stessa cosa di prima tranne che Reaper è a pagamento (licenza a vita). Ma per essere così valido è, a mio parere, molto molto economico!

Ok. Qui iniziamo a fare sul serio …

SETUP PRO

A caratterizzare questo setup, sempre più accessori in lista e un’ottima scheda audio. Stessa cosa di prima per quanto riguarda i microfoni che sono praticamente gli stessi tranne il Rode Procaster, che è un wannabe RE-20 (microfono cardioide).

I software sono eccelsi, ed anche questi a pagamento. A differenza di quelli citati sino ad ora, la user experience è molto più gratificante, e la loro flessibilità consente un workflow molto più creativo. Inoltre, hanno molte più funzioni e plugin. Valgono quel che costano anche se naturalmente sono più cari.

Il kit dei sogni è proprio qui sotto!

SETUP SUPER PRO

Questa selezione è davvero spettacolare e rappresenta un sogno proibito! Davvero il top del top per creare un super podcast, tuttavia teniamo sempre conto che non siamo cantanti, quindi non per forza dobbiamo puntare ad un microfono expensive come lo Shure SM7B che è si eccezionale ma per esempio si presta molto di più a voci maschili piuttosto che femminili (soprattutto nel canto) e necessita di una preamplificazione notevole, che molte schede economiche non riescono a fornire. Quindi occhio!

A proposito invece di donne che possono permettersi di usare lo Shure SM7B

Dolcenera | Sciroppo Cover | Voce, piano e Shure SM7B

Ora probabilmente ti chiederai che attrezzatura utilizzo io per creare un podcast

Ebbene, dopo varie prove e sperimentazioni, ho cambiato per ben tre volte setup e qui sotto ti farò “sentire” il perché!

Primo setup

Il primo microfono che ho utilizzato è stato uno sbagliatissimo Rode Smart Lav+ che attaccavo al mio vecchio iPad per registrare con Garage Band. Lo puoi “apprezzare” negli episodi della prima stagione di Avrei qualcosa da dire Show. Solo dopo comprenderai la presenza del preroll ed il perché io non lo abbia inserito nei consigliati.

Episodio registrato con microfono Rode Smart Lav+

Secondo setup

Il secondo microfono che ho acquistato è stato il Rode NT-USB. L’ho utilizzato prevalentemente nelle puntate della seconda stagione di Avrei qualcosa da dire Show e continuo ad utilizzarlo ancora quando sono in mobilità, oppure quando devo fare una diretta utilizzando il computer. E’ davvero super comodo avendo la scheda integrata!

Ecco un episodio per me esemplare (uno per altro dei miei preferiti in assoluto) registrato proprio con questo microfono:

Puntata registrata con microfono Rode NT Usb

Terzo (ed ultimo) setup

Ecco l’attrezzatura attuale che puoi “ascoltare in opera” nella terza stagione di Avrei qualcosa da dire Show e in Dannati Architetti.

SETUP CHIARA | DEFINITIVO | OK | FINAL | A POSTO COSì

Qui sotto una puntata significativa e molto elaborata a livello sonoro di Avrei qualcosa da dire Show, editata con Logic Pro X e composta da più di 40 tracce ed effetti sonori differenti. I vocals sono stati registrati con il meraviglioso (ma difficilino) Shure Beta 58A. Questo microfono è davvero fantastico e a Sanremo è solitamente fra i più utilizzati dai cantanti, non a caso infatti ho selezionato una puntata a tema!

Trattandosi di un dinamico però, devi sapere che prende davvero ogni piccola sfumatura o rumore involontario che in fase di registrazione ti sembra impercettibile. Il che significa dover imparare ad utilizzare la voce facendo, ad esempio, delle attente pause al termine di ogni frase (trattenendo un po’ il respiro) evitando di dover tagliuzzare la traccia ogni santa volta in fase di editing!

Puntata registrata con microfono Shure Beta 58 A e Scheda Focusrite Clarett 2PRE

Questa invece è una puntata di Dannati Architetti in cui potrai apprezzare parlato e narrazione classici e puliti. Il setup è lo stesso.

Puntata registrata con microfono Shure Beta 58 A e Scheda Focusrite Clarett 2PRE

Conclusioni

La scelta delle attrezzature è personale, visti i costi di alcuni articoli! Ma poiché ci sono passata, posso dirti con tutta franchezza che un buon prodotto non dipende solo dai contenuti, ma anche dalla qualità della strumentazione. I setup proposti in questo post sono naturalmente ideali, ciò non ti vieta di risparmiare su alcuni componenti e puntare su altri.

Spero che questo articolo ti sia stato utile, ci tengo a dire che l’ho scritto insieme al mio compagno Silvio Benvenuto, fonico ed host del podcast Vita da Informatici (anche questo registrato con l’ultimo setup che ti ho mostrato). La selezione l’abbiamo ovviamente fatta grazie all’esperienza di entrambi e con lo scopo di consigliarti ottimi prodotti per creare un podcast di ottima qualità.

Se uno fra gli articoli mostrati dovesse interessarti, ti prego di considerare i collegamenti che trovi in questo post che sono in affiliazione. Il che significa che riceverò una piccola commissione quando effettuerai un acquisto attraverso uno di questi link.

Grazie per aver letto fino a qui!

Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti o contattami per raccontarmi la tua esperienza!

Sarò felice di aiutarti a creare il tuo podcast!

Chiara

Elaborazione in corso…
Fatto! Sei nell'elenco.

Come usare Pinterest per aumentare ascolti e traffico su Podcast e Blog

Come usare Pinterest al meglio?

Benvenuti in questa nuova guida che mi appresto a scrivere dopo aver testato le potenzialità di Pinterest!

E voi mi direte:

” Nooo un altro social nooo! Non ne possiamo più!”

Bene. Avete perfettamente ragione 😄

Seguire più social contemporaneamente è una gran fatica, un vero e proprio lavoro se si vuole fare per bene, in modo strategico e costante! Spesso risulta davvero impegnativo!! Per anni sono stata molto passiva sui social networks, anzi proprio nella vita in generale visto che lavoravo e basta e non avevo tempo per dedicarmi ad altro.

Ma ad un certo punto le cose sono cambiate e sono “esplosa”. In tutti i sensi! Avevo voglia di esprimermi, di comunicare, dire la mia (ecco perché il mio primo audio-prodotto si chiama Avrei qualcosa da dire Show)!

Per molti a fare la differenza è stato YouTube, nel mio caso i podcast sono stati la chiave di volta. Scrivere e registrare episodi mi ha aiutata a sbloccarmi e ad interfacciarmi con gli altri. Ho raccontato parte di questa storia e di come ho iniziato l’esperienza proprio qui.

Per farla breve, oltre ad essere di base molto estroversa e curiosa, soprattutto nei riguardi del digital e della tecnologia, la mia presenza sui social è diventata rilevante soprattutto per le mie scelte professionali. Lavorando ormai da freelance è importantissimo per me avere una buona presenza sul web.

Quindi stavolta mi sono permessa di sperimentare io per voi!

In modo da facilitarvi le cose mediante dei tips and tricks che vi aiutino ad ottenere buoni risultati attraverso questa piattaforma che non è un social, ma un vero e proprio motore di ricerca!

Che cosa vuol dire? Vuol dire che si basa sulle keywords (SEO)! Il che implica che una buona descrizione può davvero fare la differenza!

Ma prima di andare al sodo, vi spiego come funziona Pinterest.

Partiamo proprio da zero.

Su Pinterest potete creare delle bacheche contenenti immagini (meglio se verticali) o video (meglio se verticali e brevi) che riportino a siti, podcast, blog, newsletters … tutto ciò che volete!

Ciascuna immagine/video è chiamata Pin ed è appunto legata ad un link!

Esatto … i famigerati links 🙏

Gli stessi che su Instagram, a meno di non possedere 10k followers minimo (cosa che ci consentirebbe di far fare swipe-up nelle stories) siamo costretti ad inserire nella bio (usando un linktree ad esempio), o nelle descrizioni ai video IGTV (tecnica che sto sperimentando ultimamente e di cui vi parlerò in un post futuro)!

Insomma, ma quanto è scomodo su Instagram utilizzarli ?

Qui invece è proprio il contrario! Ruota tutto intorno a loro! E più un’immagine o un video piace, più possibilità di click vi sono sul link collegato.

Quando navighiamo dentro Pinterest ed effettuiamo una ricerca, è un pò come andare su Google immagini, solo che in questo caso possiamo filtrare i risultati per bacheche, pin singoli, pin legati a prodotti, video, persone e altre sotto categorie che spuntano fuori non appena avviamo la ricerca!

Il risultato è che ci imbatteremo in centinaia di migliaia di Pins di altri utenti.

Ricerca

Se fra questi uno ci colpisce (e Pinterest funziona a colpo d’occhio), avremo diverse possibilità:

  • cliccare sopra al pin ed andare al link collegato
  • fare un repin del pin stesso (ovvero salvare questa immagine in una nostra bacheca)
  • commentare e/o aggiungere una reazione
  • inoltrare ad un altro utente, scaricare o condividere altrove

Pinterest è collaborativo quindi vi consiglio di non creare dei pin che rimandino solo ai vostri canali, ma di aggiungere alle bacheche anche pin di altri (repin)!

Mantenete sempre una percentuale 70/30. Ovviamente il 70% equivale ai vostri pin!

Andiamo però con ordine.

Ci sono moltissime cose da dire e cercherò di fare in modo che anche chi non ha mai utilizzato Pinterest possa capirci qualcosa senza perdersi 😃

Se volete utilizzare Pinterest nell’ottica di aumentare ascolti e traffico del vostro podcast, sito o blog, la prima cosa che vi suggerisco di fare è creare un profilo Pinterest Aziendale (Pinterest Business).

Se non ne avete già uno, potete crearlo facilmente accedendo alla piattaforma sul sito italiano Pinterest.it

Schermata di benvenuto su Pinterest e registrazione account aziendale

Se invece ne avete già uno, ma si tratta di un profilo normale, seguite questa procedura che vi permetterà di convertirlo facilmente in uno aziendale.

Tuttavia, Pinterest ci da anche altre opportunità: potreste infatti necessitare di avere un account business correlato al vostro personale (dunque omonimo) ma allo stesso tempo distaccato; oppure un account business non correlato al personale, ma sempre appunto distaccato. A seconda delle scelte, vi suggerisco di visitare questa pagina che spiega come fare!

Si parte!

Ora che abbiamo un account business sotto mano, noteremo in alto la presenza del pulsante business hub: il luogo magico al quale potremo accedere per visionare le nostre vanity metrics e scoprire molte utili informazioni sul traffico, su come stanno andando i nostri pin, quali fra questi funzionano meglio e quali peggio, quali sono stati repinnati, quali solo visionati e quali cliccati. Queste informazioni sono fondamentali per capire che tipo di strategia adottare!

Pulsante Business Hub

Ma come configuriamo al meglio il nostro Pinterest?

  • Curando il nostro profilo per prima cosa e tenendo a mente che le keywords sono importantissime! Regola fondamentale!
  • Come accennavo prima, le ricerche prendono in considerazione anche il nome utente, quindi dobbiamo necessariamente inserirne uno che racconti chi siamo e cosa facciamo, per essere trovati più facilmente. Stessa cosa vale per la bio, evitando come la peste i link!
  • Nel mio caso ho convertito il mio vecchio profilo in uno business, aggiornando la bio e creando delle bacheche relative a ciò che faccio (quindi i podcast, i miei post sul blog, i miei artworks ecc). A mio avviso è il metodo più efficace e per esperienza posso dirvi che funziona meglio un profilo legato ad una persona fisica piuttosto che uno dedicato esclusivamente ad un podcast o blog (stessa cosa ho constatato su Instagram ad esempio). Oltretutto in questo modo potrete creare più bacheche dedicate ai vostri interessi ed aumentare le possibilità che gli utenti vi trovino e pinnino le vostre immagini.
Nome e Bio
  • Per la copertina potrete scegliere una bacheca apposita, Pinterest ve la aggiornerà mostrando i pin più recenti! Anche in questo caso vi consiglio di optare per quella che funziona di più, ma è una cosa che capirete strada facendo. Inizialmente non è super essenziale!
Selezione della bacheca da mostrare in copertina
  • Nella sezione verifica (fra le impostazioni) aggiungete il vostro profilo Instagram, Youtube o Etsy. Io ad esempio ho collegato il mio IG ed è molto comodo perché Pinterest crea appositamente una bacheca ad esso associata, che si auto-aggiorna e contenente tutte le immagini sotto forma di pin che rimandano naturalmente all’account.
  • Nota bene: Pinterest funziona alla grande con formati verticali, quindi non aspettatevi grandi risultati da parte delle immagini pubblicate automaticamente dal feed di instagram (proprio perchè queste non sono mai verticali)! Tuttavia, è una procedura che consiglio comunque di fare per avere un altro riferimento social!
  • Infine, se avete un negozio online e vendete dei prodotti, sappiate che Pinterest vi consente di associare il prodotto stesso all’immagine innata (sono sincera non ho approfondito questa feature, ma ho visto che vi sono opzioni a riguardo).
verifica del profilo Instagram
  • Sempre nella sezione verifica, aggiungete e verificate il vostro sito. Se create un profilo aziendale è fondamentale collegare il vostro blog o un sito ufficiale. Se lo verificate poi, è ancora meglio! Vi chiederà di procedere inserendo un codice, ma per questo vi rimando alla guida di Pinterest.
  • Se invece non avete un sito personale o un blog, non importa! Potrete sempre inserire un qualsiasi indirizzo (ad esempio il link di ascolto del podcast), ma vi consiglio caldamente di crearvi un angolino tutto vostro nel web. Avere un piccolo sito è comodo anche per chi fa podcast e aiuta non solo a farvi scoprire ma ad avere tutte le puntate in un unico luogo. Molto utile quando ad esempio vi interfacciate con persone che non sono pratiche con i podcast e tenderanno per prima cosa a cercarvi su google.

Se non sapete da che parte iniziare con un sito o una landing page (veloce e pratica) posso aiutarvi.

Date un occhiata qui.
Verifica sito web
  • Una volta completata la procedura di verifica, comparirà una spunta verde e avrete la possibilità di collegare il feed rss del vostro sito (eh no, non quello del podcast!) direttamente a Pinterest. Questa operazione è utile per chi ha un un blog, e desidera che la piattaforma crei automaticamente dei Pin correlati alle immagini dei futuri articoli in una specifica bacheca. Queste impostazioni le trovate nella sezione crea pin in blocco che vi da anche la possibilità di utilizzare dei formati .csv. Ma, a meno che non siate esperti di excel e non abbiate un miliardo di immagini, non credo che questo bulk sia la soluzione più pratica per voi, mentre magari per un’azienda che mette in mostra prodotti estratti da un ampio catalogo, è forse lo strumento più adeguato.
Blog Feed
  • Ultimo consiglio legato al sito web: Esistono plugin che consentono di visualizzare l’iconcina pin anche direttamente sul vostro sito, in modo da permettere agli utenti che lo visitano di pinnare le vostre immagini molto più facilmente. E’ una procedura altamente consigliata a chi ad esempio ha un sito vetrina con molte foto! Vi rimando alla guida ufficiale. A parte questo, esistono comunque i widget e i blocchi Pinterest (come quelli aggiunti a questo sito), che sono davvero semplici da utilizzare e permettono di dare uno sguardo alle bacheche anche “da fuori”.

Regole generali per creare Bacheche e Pin efficaci.

Dopo aver sistemato tutte le impostazioni, le bacheche e i pin sono la cosa più importante a cui pensare! Lo scopo è quello di creare bacheche correlate ai vostri interessi, attività, podcast ed invitare le persone a salvare i vostri pin o ancor meglio, a cliccarci sopra!

Su Pinterest vince il colpo d’occhio! Una grafica riconoscibile e delle foto wow fanno la differenza! Devono poter emergere in mezzo a moltissime altre.

Ecco quindi alcune accortezze e strategie intelligenti per rendere i vostri pin efficaci e rimandare il traffico sulle vostre pagine o podcasts.
  • Pinterest preferisce le immagini che si sviluppano in verticale (non a caso si può considerare il social delle infografiche, ndr) e infatti fra le due principali dimensioni è quella a cui prestare maggiormente attenzione. Il lato orizzontale deve misurare 236 px, mentre il verticale viene automaticamente ridimensionato. È buona norma, comunque, non eccedere nella lunghezza del contenuto per evitare di annoiare l’utente che non va al di là di qualche scroll.
  • Una descrizione ricca per ciascun pin! Come ripetuto più volte, le keywords sono importantissime. Quindi quando create un pin, oltre al link di rimando, aggiungete un titolo e una caption fatta bene e con i relativi hashtags! Eh si, perché Pinterest lavora anche con quelli! Shhh 🤫 lo sanno in pochi!
  • Nota bene: se utilizzate estensioni di Pinterest da browser (Chrome, Firefox o altri), e che vi permettono di pinnare facilmente immagini sul web, tenete in considerazione che non viene aggiunta una descrizione efficace! Anzi, spesso alcuna! E nella maggior parte dei casi non potete cambiarla dopo. Quindi occhio sempre a questo fattore! Tutto ciò che viene mandato a Pinterest da sistemi esterni (come detto prima, vale anche per instagram!) viene sempre messo in secondo piano. Quindi il consiglio è di fare la cosa inversa. Andare su Pinterest e fare in modo che lui prelevi l’immagine che avete trovato sul web, così da aggiungere voi stessi la descrizione!! Ma vi spiego come nei prossimi punti.

Come creare un Pin ?

Tenendo in considerazione le regole sopra citate, basta cliccare sul + in rosso in alto a destra nella vostra home. Si aprirà una schermata che vi consentirà di caricare una o più immagini (potete fare caroselli o collage volendo) programmare i vari pin, inserire titolo, descrizione e indicare la bacheca di destinazione! Molto easy e intuitivo.

Ma come fare se l’immagine o video che vogliamo pinnare è sul web e non nel nostro pc, smartphone o tablet?

Ve lo spiego qui sotto.

Premesso che questa strategia funziona sia con le immagini che con i video, ecco un esempio pratico:

Sul mio instagram ho una serie video IGTV che si chiama Storie Struccate. I video IGTV sono solitamente verticali e il formato dunque si presta abbastanza bene per Pinterest! Solo che IG (anche se associato a Pinterest) non carica quei video.

Quello che ho intenzione di fare è quindi creare una sezione* dedicata a questi video nella mia bacheca Instagram senza doverli caricare a mano su Pinterest!

Nell’immagine qui sotto vedete la schermata che si apre una volta premuto il + in rosso per creare un nuovo pin. A sinistra vi da due possibilità:

  • caricare un contenuto a mano prelevandolo dal vostro pc/smartphone/tablet e indicando un link di destinazione.
  • inserire un sito web (opzione “salva dal sito”) in modo da far fare tutto a Pinterest. Va da se che link di destinazione sarà identico a quello che date in origine!
Inserisci il link all’immagine o al video per pinnarlo

Nel mio caso ho dovuto copiare il link da IGTV per ciascun video e ripetere questa operazione aggiungendo le descrizioni in modo corretto e pubblicando di volta in volta i Pin! Ecco il risultato.

Sezione Storie Struccate IGTV nella bacheca Instagram

Piccola postilla sulle e sezioni*. Come vedete nell’immagine qui sopra, nella mia bacheca Instagram ci sono i pin ed una sotto-bacheca dedicata ai video IGTV. Si tratta di una sezione ed è appunto dedicata a contenuti che ritengo differenti. Potete creare tutte le sezioni che volete all’interno delle vostre bacheche, vi servono per ordinare le idee e catalogarle.

Per esempio nella mia bacheca del blog ho creato una sezione per i pin dedicati agli articoli freebie ed un’altra relativa ai pin dei post normali.

Per creare una sezione premete il + all’interno della bacheca. Anche in questo caso il consiglio è di lavorare bene con le descrizioni sia delle bacheche che delle sezioni, non servono hashtag o links, ma parole chiave!

Crea una sezione all’interno di una bacheca

La vostra home parla di voi, quindi ricordate che le bacheche più importanti devono essere messe in primo piano e Pinterest vi da modo di selezionare le principali.

In più, oltre a titolo, descrizione e categoria, che devono sempre essere accurati, potete scegliere un’immagine di copertina fissa per ciascuna bacheca (bacheca > modifica la bacheca). Questa verrà mostrata in grande con a fianco alcuni degli ultimi pin aggiunti.

Bacheche di Gruppo

Con le bacheche si possono fare davvero moltissime operazioni. Possiamo renderle private (le vediamo noi), e possiamo renderle collaborative!

Ad esempio, la bacheca dedicata al podcast Dannati Architetti, è gestita da me e Lucia Russo. La mia amica, anche lei architetto, che si occupa della ricerca a monte delle puntate! La bacheca è naturalmente visibile a tutti ma modificabile solo da noi.

Per invitare qualcuno a collaborare ad una vostra bacheca, basta inserire la sua email o scrivere il suo nome Pinterest (naturalmente la persona in questione deve avere un profilo).

bacheca collaborativa dannati Architetti

Una volta premuto invita, cliccando sull’esagono grigio si possono stabilire delle regole ancora più precise per la bacheca. Nel caso delle bacheca appena mostrata le regole sono tutte disattivate, ma se la si volesse rendere collaborativa al 100%, basterebbe abilitare le richieste di gruppo.

Normalmente cercando su Pinterest non è semplicissimo trovare bacheche di gruppo, ed è per questo che esistono siti come PinGroupie dove potete cercare quelle collaborative in base ai vostri interessi, all’interno delle quali pubblicare i vostri Pin e quelli di altri rispettando le regole degli amministratori. E’ una strategia molto utile!

Oltre ad aver aderito anche io ad alcune bacheche collaborative, ed aver notato che non ve ne era nessuna italiana e dedicata ai podcast, ho pensato di crearne una io!

Eccola qui sotto!

Podcast Italia | Bacheca di Gruppo

Si tratta di una bacheca dedicata a tutti i Podcast Italiani e a ciò che gira intorno, assolutamente collaborativa ed alla quale chiunque fra podcasters, appassionati ed ascoltatori con profilo Pinterest può unirsi e pinnare il proprio show.

Vi invito quindi a partecipare a questa iniziativa e ad aiutarmi a diffondere i podcast italiani su Pinterest. Siamo una minoranza e credo ci sia assolutamente spazio per fare una bella community!

Promuovi il tuo Podcast su Pinterest e pinna quelli che ami ascoltare!

Partecipa alla Bacheca di Gruppo dedicata ai Podcast Italiani

Bacheche e Podcast

L’idea di creare delle bacheche legate ai podcast mi è venuta con Dannati Architetti, show in cui racconto la vita di archi-stars famose e delle loro opere maggiori. Si tratta di un podcast di nicchia naturalmente, ma concepito in modo tale da svelare piccoli aneddoti e curiosità a chi già di architettura ne sa, e dare invece un’infarinatura generale a chi non è addetto ai lavori, ma solo curioso.

Perciò io e Lucia ci siamo dette: “Perché non creiamo una bacheca con delle immagini legate alle puntate?”

E’ un’idea che effettivamente può aiutare a comprendere meglio lo stile di determinati architetti e avere un approccio visivo sia dei loro volti che delle loro opere.

La bacheca di Dannati Architetti Podcast ha delle sezioni interne dedicate alle puntate e dei pin liberi (principalmente verticali e fuori dalle sezioni) che rimandano sia all’ascolto diretto della puntata sia ai pin di altri utenti legati ai temi citati.

Dannati Architetti Podcast – bacheca

Al momento come bacheca è più sbilanciata di altre, in quanto il numero di immagini correlate agli episodi (repin) nelle sezioni è naturalmente superiore ai pin di rimando diretto al podcast (i nostri pin). Ma essendo differente lo scopo della bacheca stessa … non è un grosso problema!

Sezione dedicata all”architetto Mies Van Der Rohe – Episodio 1 del podcas

Avere delle belle bacheche, ordinate, accattivanti e ben strutturate aiuta, ma non basta! Bisognerebbe creare almeno 10 pin diversi per ciascun post del blog o episodio del nostro podcast per rendere il tutto ancor più efficace!

Ma attenzione sempre a rispettare la regola delle percentuali. 70% per i nostri pin, 30% degli altri!

Anche per Avrei qualcosa da dire Show ho realizzato una bacheca, ma essendoci già moltissimi episodi, mi sono limitata a dividerli in sezioni a seconda della stagione prelevando le copertine e aggiungendo pin di altri utenti legati a tematiche trattate nelle varie puntate!

La grafica è (quasi) tutto!

La tattica migliore è quella di programmare e cercare nel tempo di creare nuove grafiche anche per i vecchi link/pin e riportarli alla luce (gli articoli vecchi del blog e le puntate passate ad esempio).

I pin non bastano mai! E più ce ne sono e meglio è! Ma ad aiutarci in questa impresa e a creare pin super sexy, c’è Canva!

Io sono una grafica e adopero Photoshop anche per smacchiare i vestiti, ma trovo l’utilizzo di questo tool online davvero eccezionale! Su Canva potete cercare il formato di Pinterest e costruire i vostri pin in modo molto semplice partendo da dei template già pronti, alcuni anche animati!

Canva

Date un’occhiata alla mia bacheca qui sotto per avere un riferimento! L’ideale sarebbe trovare uno stile che accomuni tutti i pin, io sinceramente ho voluto sperimentare un po’!

Infine: Unsplash (il sito dove potete trovare immagini copyright free), ma anche app come Mojo o Canva Stories e altri siti come Headliner (che creare l’onda sonora e mini trailer delle puntate podcast), sono altri alleati per creare pin verticali utilizzabili ad esempio sia nelle storie di instagram che su IGTV!

Ma di questo ve ne parlerò più avanti … perché sto sperimentando nuovi trick!

Risultati e Statistiche

E’ da esattamente 8 giorni che uso attivamente Pinterest. Pubblicando almeno un’immagine al giorno dopo aver creato delle bacheche belle ricche inizialmente (primi due giorni) e costituite prevalentemente da pin verticali. Premetto che il mio account era assolutamente morto e che non ho mai fatto sponsorizzate (volendo potete farle)!

Ecco quindi i primissimi risultati in termini di traffico …

confermati anche da Google Analytics che ha intercettato movimenti sul mio sito provenienti da pinterest!

Nel mio caso l’obiettivo principale era arrivare al sito e al mio primo podcast (Avrei qualcosa da dire Show) e devo dire che dai pin che hanno funzionato di più e dai numeri raggiunti rimango stupita. Perché ci ho preso!

Il pin da 7328 impressions è un mini video che rimanda al podcast, (fatto con Canva) e che si trova nella bacheca “migliore”, quella di Avrei qualcosa da dire Show. A seguire vi è proprio quella dedicata a questo blog.

Le statistiche di Pinterest sono molto dettagliate e accedendo alla pagina analytics.pinterest.com abbiamo un quadro molto più chiaro, anche esportabile in formato .csv se vogliamo!

Ci permette di comprendere praticamente ogni cosa: che dispositivi utilizzano i nostri visitatori (nel mio caso prevalentemente mobile), quali contenuti apprezzano di più (nel mio caso i mini video) e di filtrare per account verificati (cioè tutto ciò che rimanda al nostro sito o ad instagram ad esempio), per impressions, interazioni, primi piani, click e salvataggi … ecc

Ecco ulteriori dati presi proprio da questa sezione esterna dedicata alle statistiche dettagliate.

Statistiche generali di crescita
le bacheche migliori
i pin migliori

Conclusioni

Che dire, Pinterest è una bellissima piattaforma.

E’ godibile, ben strutturata, facile da utilizzare. Ho giusto qualche riserva nei confronti dell’app che potrebbe essere migliorata, ma da web l’esperienza è perfetta! Niente a che vedere con instagram che è tutta mobile praticamente, anche se adesso con Later o altri applicativi che consentono di programmare i post c’è più “supporto”.

A proposito di programmazione, per Pinterest consiglio vivamente Tailwind

Tornando alla piattaforma e alle conclusioni, non c’è molto da aggiungere: è comoda anche per cose più personali, potete creare bacheche d’ispirazione e moodboard, cosa che io faccio moltissimo con i disegni e le fotografie di viaggio ad esempio.

E poi, se dobbiamo proprio dirlo …

Da zero a 8500 viste al mese in 8 giorni è davvero tanta roba! Sono sicura che insistendo aumenterà anche il numero di click sui vari post.

Quindi continuerò la mia epopea pinterest e spero davvero che proviate a buttarvi dentro anche voi!

Mi auguro che questa guida possa esservi utile e vi prometto che non sarà assolutamente l’ultima, man mano che andrò avanti vi aggiornerò e vi darò risultati più concreti!

Chiara


The Golden Age of Podcasts

La Golden Age dei Podcasts è adesso? Dovremmo godercela finché dura come successe con i blog?

Se fra gli anni ’30 e ’40 spopolavano “The Shadow” di Jack Benny e War of the Worlds” di Orson Welles alla radio

Mentre alla fine degli anni ’90 e la prima decade del nuovo millennio regnavano i blog

E dal 2009 in poi si è palesata l’ondata di YouTube.

Allora oggi, forse, viviamo nell’età d’oro dei podcast.

In questo articolo voglio raccontarvi dell’origine del podcasting, passando per tutte le sue sfumature più o meno vintage e curiose. Spero possa essere una riflessione utile a tutti voi appassionati ascoltatori ed addetti ai lavori!

Iniziamo subito, e iniziamo dalle basi!

Che cos’è un Podcast?

Si non sto scherzando. Voi come lo intendete?

Perché è davvero difficile dargli una vera e propria definizione, dal momento in cui, vi sono moltissime varianti!

Ma ci arriviamo, partiamo intanto da quello che sappiamo!

Il podcast è un formato di comunicazione che si basa sulla diffusione di contenuti esclusivamente audio. A garantirne la continuità di ascolto vi sono:

La semplicità di fruizione di contenuti gratuiti e distribuiti su più piattaforme d’ascolto e relative app allo stesso tempo.
La ridotta probabilità di ad-skipping e pubblicità.
Il semplice fatto che possono essere ascoltati mentre si svolge un’altra attività, senza ad esempio doversi soffermare a guardare lo schermo, come accade con i video.

Esattamente come per i video, anche i podcasts possono trattare qualsiasi argomento. Vi sono format culturali, inchieste giornalistiche, interviste, serie narrative, contenuti di formazione, diari, crime, commedie … Qualsiasi argomento può essere raccontato e diffuso mediante il solo potere della voce, verso un pubblico estremamente trasversale in termini di età e di interessi.

Ed è proprio questo il punto! Vista la molteplicità di contenuti offerti, il podcast non è mai lo stesso format. Ha mille facce. Non puoi definirlo in termini di durata della traccia ad esempio (non è come le stories su instagram che durano 15 secondi per tutti), non lo trovi in un singolo posto (puoi potenzialmente trovarlo ovunque). Insomma, non c’è una regola esatta. E questa molteplicità di caratteristiche, possibilità e situazioni, gli permette di essere spesso confuso o travisato con altri formati di comunicazione. Come ad esempio radio, audiolibri e … video.

Elenco qui alcune varianti del fenomeno:

Radio Podcast

L’abitudine, ormai consolidata da parte delle radio, di trasformare in puntate-podcast le trasmissioni quotidiane. Un palinsesto che non è quindi più fruibile solo ed esclusivamente in diretta, ma lo diventa anche dopo. Ma allora, è un podcast o è pur sempre radio? In realtà più no che si. In quanto di fatto si tratta di un contenuto riciclato e non creato appositamente per essere un podcast. Tuttavia è un evergreen, sempre apprezzatissimo dagli ascoltatori.

Top Episodes – iTunes Italia
Live Podcast

Si tratta di episodi registrati in diretta, il concetto non è molto diverso da quello delle puntate radio poi tramutate in podcast ascoltabili successivamente. Cambia solo il “luogo” nel quale avviene la live, non quindi all’interno di un’emittente ma direttamente dalla piattaforma podcast!

Podcast Novels

I primi audiolibri sono stati resi disponibili su cassetta, poi su disco e una volta approdati nell’era di internet, anche su podcast! Nicchia all’epoca praticamente sconosciuta in Italia.

Qui da noi il fenomeno audiobooks si è diffuso soprattutto su YouTube, che non è una piattaforma audio ma video nata nel 2005. Eppure nonostante non si presti esattamente a questo tipo di contenuti, molti canali dedicati hanno avuto (e ancora hanno) moltissimo successo. Forse è la conseguenza temporale, figlia di quegli anni in cui i podcast erano conosciuti solo da pochissime persone e YouTube invece era un luogo ancora non saturo ma già piuttosto popolare, all’interno del quale caricare contenuti di ogni tipo o semplicemente effettuare una ricerca. Tutt’ora è la piattaforma per eccellenza in cui gli utenti tendono ad andare a reperire informazioni o contenuti.

Oggi, anche con l’imposizione di Audible e di piattaforme prettamente dedicate alla narrativa, molti audiolibri si sono affermati come podcast novels, proprio perché i narratori e i creators di questo genere di contenuti (principalmente quelli indipendenti) non solo cercano di adattarsi al trend, ma anche di garantire una maggiore facilità di fruizione. Ascoltare un contenuto audio da un player audio è sicuramente più semplice che farlo da un player video, almeno quando si è in mobilità.

Tuttavia è anche vero che la maggior parte delle persone che ascoltano audiolibri sembrano farlo proprio dal computer, mentre lavorano! Questo spiega il successo di questo genere proprio su YouTube.

In merito al discorso audiobooks vs podcasts, ne ho parlato proprio la settimana scorsa assieme ad Edoardo Camponeschi, narratore professionista e fondatore di Mènèstrandise Audiolibri, nata proprio su YouTube e ad oggi presente con i suoi titoli anche sulle piattaforme podcast.

Enhanced Podcasts

Si tratta di un podcast “avanzato” che include collegamenti ad immagini sincronizzate con l’audio, trasformandolo in una presentazione narrata. Un po’ podcast, un po’ audiolibro e un pò vecchia scuola in stile slide-show. E’ tuttavia cosa molto comune ancora oggi affiancare delle immagini ad una narrazione, soprattutto se questa è molto lunga! E lo si vede fare spesso con gli audiolibri su YouTube.

Video Podcast o Vodcast

E’ l’ultima delle sfumature, la più social, e naturalmente la più in voga ultimamente. Sempre più YouTubers affermati si spostano ai podcasts, non abbandonano i loro canali YT naturalmente, ma salvano la traccia audio dei loro video per poi caricarla sulle piattaforme audio. Non creano (come fanno anche le radio), un contenuto dedicato. Bensì, sempre più spesso, lo riciclano per renderlo fruibile altrove.

E visto che il podcast (sia il trend stesso che l’utilizzo della parola), è sempre più in crescita, molti video makers ne approfittano facendo una cosa un po’ discutibile: utilizzano infatti il termine nei titoli dei loro video o canali e palesano improvvisamente il mezzo (il microfono), sino ad allora invisibile alle loro telecamere.

Video podcast

N.B. come questi video restino quasi sempre soltanto dei video, e non vengano nemmeno pubblicati sulle piattaforme podcast.

Quindi perché chiamarli video podcasts? Solo perché si usano microfono e cuffie davanti ad una telecamera?

Forse si, forse no!

Ci viene in soccorso Wikipedia che sotto alla parola podcast, fra le varianti, indica proprio questa:

Un video podcast o vodcast è un podcast che contiene contenuti video. Alcune serie televisive web sono spesso distribuite e definite tali. Dead End Days, una commedia dark sugli zombie rilasciata dal 2003 al 2004, è comunemente ritenuta il primo video podcast.

“A serialized live action video series developed for broadcast exclusively on the Internet”

E capiamo che la questione è totalmente diversa, poiché un video podcast, nella sua accezione originale, è quasi più vicino al concetto di web serie a puntate piuttosto che ad un vlog o ad un’intervista con il microfono in bella vista!

A proprosito di vlog però non si può negare che il coinvolgimento “in persona”, nato soprattutto con instagram e le sue stories, ma anche con YouTube, sta avendo un impatto social davvero notevole. Un esempio è l’influencer marketing, divenuto una vera e propria professione. Questo “peso” che corrisponde alla necessità di connettere, condividere, comunicare, pubblicare … si fa sentire sempre più anche nel mondo audio. Come se non fosse più sufficiente parlare davanti ad un microfono per farsi ascoltare ed arrivare alle persone. I video podcast a mio avviso infatti non sono solo un ibrido, ma giocano un duplice ruolo, che vede sempre più al centro il rapporto fra host e pubblico.

L’intenzione di Spotify di rendere presto disponibili le stories anche sulla propria piattaforma audio, spiega molto bene le dinamiche di oggi e quello che potenzialmente potrebbe diventare fare podcasting.

Gli utenti quindi apprezzano l’esperienza sonora tanto quanto quella visiva e narrativa, dunque investire in una comunicazione dinamica, fresca, simpatica e ben curata anche dal punto di vista sonoro è sempre più importante!

Ma facciamo un salto nel passato

Che cos’è un podcast a parte un’innovativa forma di informazione e intrattenimento? Quando siamo legittimati a chiamarlo tale?

Tornare indietro nel tempo potrebbe aiutarci a fare chiarezza e credo sia utile partire proprio dal nome stesso.

Podcast ovvero l’unione di due termini significativi: iPod e Broadcast.

Il primo è il nome dato da Apple ai suoi lettori mp3 portatili. Il secondo, invece, è un termine più tecnico che appartiene al mondo della radio/tv diffusione.

Il termine podcasting nacque quando l’uso dei feed RSS divenne popolare per lo scambio di registrazioni audio su diversi dispositivi. La sua origine più accreditata è però un articolo di Ben Hammersley del 2004, apparso sul quotidiano britannico The Guardian. Si chiamava Audible Revolution e raccontava della diffusione del fenomeno dei file audio in formato mp3 disponibili su supporti facilmente trasportabili come l’iPod e la possibilità di costruire un palinsesto completamente digitale senza passare per l’etere. In questa occasione l’articolista cercò di trovare un termine-ombrello che definisse il tutto.

Articolo originale del 2004 – Audible Revolution

Alla fine il prescelto fu proprio … podcasting!

Il nome fu primariamente associato al solo scambio di file audio, ma l’uso delle tecniche RSS al fine di condividere file video, piuttosto diffuso già dal 2001, fece estendere il suo significato anche allo scambio dei file video, pur non avendo alcuna relazione etimologica con essi.

Da qui i cugini Video Podcasts o Vodcasts!

Nel dicembre 2005 il dizionario statunitense New Oxford ha dichiarato Podcasting «parola dell’anno», definendo il termine come

«Registrazione digitale di una trasmissione radiofonica o simili, resa disponibile su internet con lo scopo di permettere il download su riproduttori audio personali».

Ma quindi Apple?

Il termine è in realtà improprio, visto che né per il podcasting né per il successivo ascolto dei file sono strettamente necessari l’utilizzo di iPod o una trasmissione tradizionale (broadcasting). L’associazione con iPod nacque semplicemente perché in quel periodo il lettore audio portatile ideato e prodotto da Apple era estremamente diffuso.

È stato spesso criticato poiché darebbe meriti ingiustificati alla Apple nello sviluppo della tecnologia del podcasting. Il che è vero solo in parte!

Apple creò iPod prima dell’invenzione del termine podcasting, nel 2001. Il nome deriva si dal termine pod inteso come “contenitore” (il dispositivo poteva funzionare anche come hardisk) ma tuttavia è frutto di grande immaginazione e cultura cinematografica.

Solo nel 2005, un anno dopo la coniazione del termine, Apple utilizzò per la prima volta la parola Podcast per definire una categoria di contenuti su iTunes e nel 2012 (in occasione dell’uscita di iPhone 5, della 3^ generazione di iPad e della 5^ generazione di iPod Touch) lanciò la prima release dell’omonima app Apple Podcast, preinstallata sui suddetti dispositivi.

In realtà il termine iPod, come accennato sopra, ha una storia davvero curiosa. Al momento dell’introduzione dell’iPod, Apple stava pensando ai suoi prodotti di qualità consumer come parte di un “hub digitale“. Il copywriter freelance Vinnie Chieco era stato assunto per lavorare proprio sul nome del dispositivo e stava provando associazioni con la parola “hub“.

Quindi lo chiamiamo iHub?

Naaa suona proprio male!

Così Chieco paragonò le astronavi a degli hub, il che lo portò a pensare alle piccole navette spaziali nel film 2001: Odissea nello spazio, che somigliavano vagamente al primo iPod.

Eva Pod ed il primo iPod

Questa associazione lo portò a ricordare una delle citazioni più famose del film:

“Open the pod bay doors, Hal.”

Con la parola ‘pod’ dalla citazione e il marchio ‘i’ di Apple, è nato il nome “iPod”.

Nome quindi che non ha un vero e proprio senso, non è un acronimo e non significa “Internet Portable Open Database” come molti ritenevano.

Basti pensare che la prima versione di iPod non si connetteva affatto ad internet, ma la famosa “i” tuttavia ci trae comunque un po’ in inganno.

La “i” sta a significare proprio internet. Ma è legata alla fortunata invenzione dell’iMac. Non all’iPod.

Al momento del debutto dell’iPod nel 2001 infatti, la società aveva già rilasciato iMac, iTunes, iMovie e iBook e la “i” era incorporata nel marchio Apple.

Iniziare i nomi dei prodotti con il prefisso “i” è stato comune per Apple dalla fine degli anni ’90. Il primo dispositivo con la ‘i’ rilasciato da Apple è stato l’iMac originale nel 1998. Dopo il successo dell’iMac, il prefisso ‘i’ iniziò ad apparire su altri prodotti Apple orientati al consumatore. Alcuni sostengono sia la prima iniziale del cognome dell’ex Chief Design Officer di Apple, Jonathan Ive. La verità, tuttavia, è che la “i” stava per “Internet”, secondo Ken Segall, che guidava proprio la squadra che aveva inventato il nome.

Quando è stato introdotto il primo iMac, Internet era ancora una cosa relativamente nuova e non molto utilizzata, oltretutto, al contrario di oggi, non era semplice accedervi. Di conseguenza, molti prodotti hanno cercato di sottolineare che non solo potevano accedere a Internet, ma lo avrebbero anche reso semplice. Tutto ciò è stato racchiuso nel nome e nel marketing dell’iMac originale.

Per via di questa strana storia e per tanti altri motivi, si è tentato più volte di dissociare il termine Podcasting da Apple, utilizzandolo comunque come acronimo, stavolta quello di “Personal Option Digital Casting” (il primo ad averlo fatto sarebbe Doc Searls nell’articolo “DIY Radio with PODcasting“), ma gli sforzi sono stati vani in quanto indubbiamente, vuoi per una casualità, vuoi per gioco di parole o per pura lungimiranza, ormai è internazionalmente accettato che il termine derivi da Apple.

Tecnicamente parlando …

Il motivo per cui i due termini sono stati sintetizzati in uno solo ci porta a comprendere questa nuova parola. Un podcast è una trasmissione radio o video (da intendere come un programma o, comunque, un contenuto) registrata digitalmente, resa disponibile su Internet (e fin qui nulla di nuovo), ma utilizzando un codice che la rende scaricabile e riproducibile in un secondo momento, anche su un lettore portatile.

Iscriversi ad un podcast permette all’utente di ottenere file riproducibili anche offline e di disporre di una grande quantità di fonti da cui attingere. Al contrario il broadcast offre una sola trasmissione alla volta e obbliga ad essere sintonizzati ad una determinata ora.

L’ascolto di audio in streaming su internet può eliminare l’obbligo di sintonizzazione in un determinato momento dato dalle trasmissioni tradizionali (come accade nel caso del video/audio on demand), tuttavia offre comunque una sola risorsa alla volta e obbliga l’utente a essere connesso a Internet durante la riproduzione del file.

La capacità di ricevere automaticamente pubblicazioni da fonti multiple è proprio uno dei punti di forza che distinguono il podcasting dalle trasmissioni sia tradizionali sia in streaming. Nonostante infatti queste ultime possano essere più o meno facilmente registrate dal ricevente, la loro natura transitoria le distingue nettamente dai programmi podcast, che invece arrivano già in formato compresso (è la stessa differenza che c’è tra ascoltare un brano alla radio e scaricarlo in mp3).

In sintesi quindi abbiamo:

  • Il broadcasting indica una trasmissione radio/tv tradizionale, ascoltabile ad una determinata ora decisa dall’emittente. Quindi sincrona e on-line.
  • Lo streaming indica una risorsa audio/video fruibile in qualsiasi momento tramite un collegamento internet al sito dell’emittente e un dispositivo per la riproduzione del flusso audio/video digitale. Si possono avere le due modalità di streaming in memoria (video/audio on demand), che è asincrona e on-line, e di streaming dal vivosimile alla trasmissione radio/tv tradizionale, che è sincrona e on-line.
  • Il podcasting indica una risorsa audio/video fruibile in qualsiasi momento, scaricata automaticamente in un formato (come mp3) dal sito dell’emittente e salvata nella memoria di un dispositivo per la riproduzione. È quindi: asincrona, off-line e nomadica.

Conclusioni

La storia del podcasting affonda le sue radici negli anni ’80 ed è davvero piena di curiosità e stranezze.

Fa poi impressione pensare a come si sia evoluto (soprattutto negli States) e a come invece, in Italia, il fenomeno stia esplodendo solo adesso, nel 2020!

Dopo più di vent’anni dall’avvento di internet a banda larga, dalla pubblicazione del primo feed RSS contenente un file audio e dall’invenzione dei lettori mp3, come appunto l’iPod.

Se dovessi dare una definizione, direi che:

Un podcast autentico non deriva da un video o da una trasmissione radio, non è un audiolibro, non è un contenuto riciclato. Ma è qualcosa di più! Qualcosa di confezionato a mestiere, fatto di voce, emozioni, storytelling e sound design.

Il podcast può essere il racconto di una storia (in tutte le sue forme), fatta di immaginazione e contenuti coinvolgenti pensati per essere ascoltati e consumati in un tempo piuttosto ridotto, puntata dopo puntata.

Forse direi anche che il podcasting, precedentemente noto, non a caso, come audioblogging, è in effetti un po’ come il vecchio blogging. E che queste somiglianze gli consentono tuttavia di indossare una veste camaleontica.

Attraverso il podcast e la nostra voce possiamo essere chi vogliamo. Possiamo esprimerci, parlare ad un pubblico a modo nostro. E chi vuole ascoltarci, lo farà.

A prescindere dal modo in cui lo faremo. Perché, come già detto, non c’è una regola.

Seth Godin, noto scrittore ed imprenditore americano, in un suo articolo chiamato proprio “Podcasting is the new blogging”, scrive:

Il podcasting è una tecnologia collaudata che è ancora agli inizi. È un microfono aperto, un’opportunità per le persone che hanno qualcosa da dire per trovare altre persone che vorrebbero sentirle dire.

E’ l’atto generoso di presentarsi, guadagnare fiducia e autorità perché ti preoccupi abbastanza di alzare la mano e parlare.

Non è certo la strada per fare i “big money” (non ci si è riusciti nemmeno con i blog). Ma è sempre un modo per condividere le proprie idee, guidare una community e guadagnare fiducia. Ciò spiega come persone provenienti da tutto il mondo, dai 18 ai 60 anni, abbiano imparato a creare un podcast di cui essere orgogliosi. E non lo hanno solo imparato. L’hanno fatto.

Devo dire che le parole di Godin sono l’esatta fotografia di ciò che rappresenta per me fare podcasting ed il motivo per cui non solo ho iniziato, ma continuo ancora a farlo!

Tuttavia, la domanda sorge spontanea …

If Podcasts Are the New Blogs,

do we have to enjoy the Golden Age while it lasts?

A noi l’ardua sentenza

Grazie per aver letto fino a qui! Ti invito come sempre a seguire il blog per rimanere aggiornato sulle novità e a commentare sotto questo articolo se ti andasse di approfondire l’argomento.

Chiara

Come creare un Podcast Media Kit

E’ utile creare un Podcast Media Kit ?

In America, dove fare podcasting è un vero e proprio lavoro da moltissimi anni, questa pratica è molto diffusa e ritenuta molto utile una volta costruita una community di ascoltatori.

In questo post facciamo un pò di considerazioni.

Un Media Kit ben fatto potrebbe in effetti potenzialmente aiutarci a presentare il nostro progetto in modo professionale, riassumendo dettagli relativi alla nostra audience, a proporci come guests, consulenti, voci o autori per altri podcasts.

Potrebbe attirare ospiti di alto profilo e sposor, qualora volessimo fare product placement o branded episodes all’interno del nostro format.

Ora forse ti starai chiedendo …

Che cos’è un media kit?

Si tratta di un pacchetto di informazioni sul tuo podcast, creato appositamente per ascoltatori, sponsor, clienti e stampa. Accessibile, facile da leggere e da condividere! Insomma, una versione ridotta del tuo show creata per incuriosire il pubblico.

Ecco cosa sono riuscita a fare io per il mio podcast Avrei qualcosa da dire Show, utilizzando dei template su Canva totalmente gratuiti!

La tecnica del media kit è anche molto diffusa nel mondo del lavoro, soprattutto se abbiamo un sito web o una pagina LinkedIn e vogliamo subito far capire al visitatore, che molto probabilmente non ci conosce, chi siamo e di cosa ci occupiamo nello specifico! Un po come ho fatto qui nella home.

Tornando ai podcast, un buon media kit dedicato dovrebbe:

  • Aiutare gli ascoltatori a trovare e condividere il tuo podcast
  • Costruire una relazione con gli sponsor
  • Fornire le informazioni chiave per eventuali articoli sul tuo podcast (o altro)
  • Mostrare il valore del tuo podcast e cosa lo rende unico
  • Incapsulare e condensare il tuo podcast per future presentazioni

Come preparare quindi un Podcast Media Kit?

A mio avviso ragionando ancora sulle 5W, ma in modo super sintetico.
E possibilmente senza superare le 6 pagine.

WHAT

Inserisci la copertina, il link al trailer ed una breve descrizione. Puoi anche utilizzare le informazioni che hai inserito nell’hosting nel momento in cui hai creato il tuo show.

Copertina del Podcast
Podcast trailer

Racconta di cosa parla il tuo podcast ed in quale categoria lo hai inserito (cultura e società o commedia ad esempio) in modo che le persone possano trovarlo facilmente nelle app. Se il nome è complesso come quello del mio primo podcast ad esempio (Avrei qualcosa da dire Show), considera la copertina un’alleata.

La memoria visiva dell’ascoltatore non è importante, di più!!! Soprattutto quando si sfoglia in un catalogo pieno di titoli e copertine. La tua deve poter svettare ed essere riconoscibile!


WHO

Una breve bio di chi ci ha lavorato

Chi è l’host, chi è l’autore, chi si occupa del montaggio (se non si tratta della stessa persona). Se ci sono contributi da parte di musicisti, ecc.

In questa sezione o nella precedente, sarebbe interessante inserire anche a chi è destinato all’ascolto del podcast.

Ad esempio: si tratta di un podcast di favole per bambini? Oppure di un podcast per appassionati di scienza e spazio?

A chi è sicuramente adatto il tuo podcast? Sono più uomini o più donne? Qual’è il range di età? Dalle statistiche del tuo hosting, da Spotify for Podcasters ed iTunes Connect, è facile recuperare questi dati ed incrociarli.

Se sai qual è la sfida, sai dove rischi di perdere ascoltatori. In questo modo puoi pianificare in anticipo ed evitare che succeda.


WHERE

Pensa all’ambiente e all’ambientazione.

Il tuo show è nato per via di un evento particolare (come un seminario o un’esperienza significativa) tenutosi in un posto ben preciso? E’ legato ad uno specifico luogo? La storia che racconti è ambientata in uno scenario singolare (come una nave spaziale o un’aula di tribunale immaginaria)? Oppure semplicemente registri a casa tua o in uno studio professionale?

Spazio e tempo rendono i nostri podcast unici, quindi è bene considerare di inserire informazioni di questo tipo.


WHY

Riassumi l’impatto previsto del tuo podcast.

Perché lo hai creato? Perchè il tuo pubblico target lo ascolta? Per cosa è pensato?

Ad esempio: “è progettato per insegnare al pubblico l’universo in modo divertente e accessibile”? oppure, “insegna la matematica con un umorismo adatto ai bambini”?

Dopodiché è fondamentale sfoggiare un pò di vanity metrics:

Quante persone hai raggiunto con il tuo podcast (ascoltatori – dispositivi unici)?

Quanti download hai stimato in un determinato lasso di tempo (per esempio ad un anno dalla pubblicazione della prima puntata)?

Quanti follower hai radunato in un gruppo social dedicato al podcast (pagina Facebook, instagram, canale Telegram ecc)?

Da dove ti ascoltano i tuoi ascoltatori (paesi raggiunti)?

Qual’è il tuo rating su iTunes e cosa ne pensano i tuoi ascoltatori? Se hai già lanciato e hai pubblicato diversi episodi, sarebbe interessante riportare alcune reviews che descrivano l’impatto del tuo podcast.

In che categorie solitamente sei in classifica e quali sono i risultati che hai raggiunto? Ad esempio: iTunes ti ha messo in evidenza o hai raggiunto la Top Chart del tuo paese o di categoria?


WHEN

Tempi e ritmo.

Quando hai lanciato il tuo podcast? O, se non è ancora stato pubblicato, qual’è la data di lancio prevista? Nel caso in cui sia già stato avviato, sarebbe interessante scrivere quanto tempo ci hai investito o ci investi regolarmente.

Stai iniziando una nuova stagione? Sta arrivando una pietra miliare come un centesimo episodio? O una puntata bonus che nessuno si aspettava? Questi sono tutti dati importanti.

Se hai un podcast continuativo e rispetti una cadenza, indica il ritmo e quale giorno/ora della settimana solitamente pubblichi.

Infine, sarebbe anche utile indicare la media lunghezza delle puntate. Format breve o lungo? Nel caso di un podcast basato su interviste, ad esempio, è piuttosto difficile avere puntate veloci.


HOW

Non è una W, ma è sempre utile (soprattutto in questo caso) poiché questa sezione permette alle persone di ascoltare a tutti gli effetti il tuo podcast mediante una call to action.

Hai una landing page o un sito dedicato al podcast? Hai delle pagine social su Facebook o Instagram in cui pubblichi regolarmente? Inserisci questi link qui.

Ma prima di tutto rendi ben visibile il pulsante ascolta. O inserisci direttamente i collegamenti alle maggiori piattaforme, come Apple Podcast, Spotify, Google Podcast. Non tutti, ma quelli dai quali sai di ricevere più ascolti.

Personalmente consiglio di utilizzare un unico smart-link (trackabile) facilmente realizzabile con diversi servizi, fra cui Chartable, e che permette a chi clicca di accedere direttamente all’app di ascolto. Ad esempio se clicchi qui, si aprirà Apple Podcast o iTunes a seconda del dispositivo Apple che stai utilizzando, se hai invece Android il link ti porterà a Spotify o a Google Podcast a seconda delle preferenze.

Pannello di gestione degli Smart Links su Chartable

Ad ogni modo se l’ascoltatore non ha Spotify, Google Podcasts o Apple podcast installate, non c’è alcun problema! Potrai scegliere di mandare i listeners dove vuoi tu (ad un link specifico) o potrai optare per la soluzione offerta da Chartable (senza mettere spunta e indirizzo in “Default URL” nello schemino sopra), ovvero una pagina speciale in cui verrà data la possibilità di scegliere l’app per l’ascolto. Fra le varie opzioni proposte ci sarà anche il modo di ascoltare tramite podcatchers o players che non necessitano dell’installazione di un app.

Link di Chartable al quale veniamo rimandati se non abbiamo l’app installata

Se ritieni lo smart-link troppo complesso, è consigliabile allora utilizzare Gopod.me come CTA. Questo servizio nella versione free funziona esattamente come il link di default di Chartable. Ma offre anche più opzioni, fra cui la lista degli episodi dotati a loro volta di links e players personalizzati.

Si tratta infatti sempre di una pagina multiplayer con un url che potrai creare appositamente e ricordare facilmente.

La mia infatti è https://gopod.me/aqdshow

In queste paginette multiplayer viene riportato anche il feed RSS del podcast in modo che le persone possano eventualmente copiarlo e incollarlo nel proprio podcatcher preferito.


IMPAGINAZIONE

Ora che abbiamo tutte queste informazioni sotto mano, ti consiglio di creare un account su Canva, che dispone di moltissimi modelli per Media Kit già pre-impostati e graficamente molto carini.

Eccone uno a pagamento qui ed uno gratuito qui sotto in doc, pronto da scaricare:

Una volta impostato il tuo Podcast Media Kit, salvalo in pdf e rendilo facilmente scaricabile e accessibile dal tuo sito web o pagina social.

C’è da dire che moltissimi podcast non dispongono di un sito, ma direttamente di una Landing Page (realizzabile con Mailchimp ad esempio o direttamente su Gopod.me). Come soluzione si presta benissimo!

Si tratta di un sito alleggerito, veloce e sintetico, che consente al visitatore di comprendere a colpo d’occhio, semplicemente scorrendo, quello che sta guardando.

Uno dei pulsanti, oltre a quello per l’ascolto diretto, potrebbe essere “Scarica il Podcast Media Kit”. Un po’ come ho fatto io nella home page di questo sito (con un MK più incentrato sulla mia figura professionale) e nella sezione dedicata al podcast.

Un media kit potrebbe anche essere una semplice pagina dedicata al podcast nel sito dell’host, e farebbe bene o male lo stesso mestiere della landing page, che però ha un look più attuale. Tuttavia trattandosi talvolta di un documento per la press, costituito da informazioni più specifiche (soprattutto quando si parla del delicato tema degli ascolti e delle sponsorships) è sempre preferibile creare una scheda salvabile anche su un desktop. O inviabile come allegato.

Se si vuole allegare anche le immagini promozionali, il file del trailer o altri documenti sciolti, si può anche semplicemente creare una cartellina compressa o un archivio su Google drive.

Infatti se non si intende condividere con tutti queste informazioni, è sempre possibile inviare i dati su richiesta o dare l’accesso al download solo inserendo la mail o mediante una password. Ma è davvero una scelta personale.


CHECK LIST E CONCLUSIONI

Un Podcast Media Kit non è altro che il curriculum del podcast. E può essere utilizzato per vari scopi: attrarre inserzionisti, sponsor, ospiti di qualità (e viceversa), presentarti ad un cliente ecc. Un buon kit multimediale evidenzia il valore del tuo podcast e offre agli interessati una rapida occhiata a chi sei, cosa tratta il tuo podcast, qual’è il tuo pubblico e cosa hai da offrire.

Ecco quindi tutto quello che dovresti inserire nel tuo Podcast Media Kit

  • Una descrizione del tuo podcast, il trailer, la copertina e le categorie di appartenenza
  • Programmazione (cadenza, frequenza di pubblicazione, orario)
  • Lunghezza media degli episodi (format breve o lungo)
  • Alcuni episodi di successo (i più scaricati, con link o player)
  • Informazioni sugli host o su chi lavora al podcast
  • Traguardi raggiunti (top chart, ranking, numero di iscritti o ascolti, categorie in evidenza)
  • Eventuali articoli e citazioni dalla stampa
  • La tua valutazione media su iTunes o su Podchaser ⭐⭐⭐⭐⭐
  • Le recensioni più belle in evidenza
  • Numero totale di download (all time, per anno, mese, episodi, ecc.). N.B.: Gli inserzionisti sono in genere interessati a quanti download ogni episodio riceve in media in un periodo di 30 giorni
  • Altri dati relativi al pubblico come aree geografiche, dispositivi, app e dati di consumo pertinenti
  • Che cosa include la sponsorizzazione, se c’è: che tipo di pubblicità offri e dove si troveranno i roll; quali sono le opzioni di sponsorizzazione (ad esempio: costo per branded episode, costo puntata sponsorizzata con messaggio promozionale e link nelle note dell’episodio, costo per annuncio (pre-mid-post roll di 30 secondi). Info utili qui
  • Social media followers complessivi coinvolti (dalle pagine dedicate)
  • Aziende e brand con cui hai collaborato (adv, product placement, branded contents)
  • Che cosa stai cercando in termini di ospiti (se li prevedi) e che tipo di esperienza o informazione puoi offrire (per relatori, spettacoli dal vivo e opportunità per i media)
  • Contatti (sito, landing page, blog) informazioni e collegamenti ai social media
  • Informazioni sulla demografia del pubblico, range di età o interessi
  • CTA per l’ascolto diretto, link al sito Web o Landing Page, abbonamento a newsletter o link diretti ai social media.
  • Link a Patreon, alle donazioni Paypal per supportare il progetto, allo shop (merchandising) o a link affiliati all’attrezzatura utilizzata (ad esempio: microfono, scheda audio ecc)
  • Selezione di immagini promozionali legate al podcast utili per la press

ALTRI ESEMPI DI MEDIA KIT

PodBean Media Kit

The Big Loop Podcast

Podcast Junkies

The Love and Luck Podcast Press Kit

Mobile First

Indie Travel Podcast

Zen Parenting Radio

Golficity


Grazie per aver letto fino a qui.

Chiara


Podcasting ai tempi del Coronavirus

Podcasting ai tempi del coronavirus o meno … non si pò negare che farlo sia sempre stato piuttosto smart. Ti serve un microfono, una linea internet, un’idea e qualche competenza di editing audio per produrre buoni contenuti e diffonderli ovunque. Anche da casa.

Quindi perché scrivere questo articolo? Ebbene: semplicemente per raccontarvi come fare podcast possa essere uno strumento utile in circostanze come queste e come invece, in altri casi, possa essere un pò messo da parte da chi solitamente ci ascolta.

Il decreto #iorestoacasa ha sicuramente cambiato le regole del gioco e le abitudini di tutti: non si va a lavoro in auto né con i mezzi. Non si va in palestra. Non si ha quella mezzoretta di filtro in mobilità o magari semplicemente “di pace”, da occupare con l’ascolto passivo di contenuti. Siamo tutti chiusi in casa e ci dedichiamo molto di più alla famiglia, ai figli h24 che devono studiare e pretendono attenzioni, alle faccende domestiche, allo smart working e magari alla fruizione di contenuti video anziché solo audio.

Il calo degli ascolti e i nuovi trend

Moltissimi podcasters riscontrano infatti un calo notevole negli ascolti, cosa del tutto sensata! Ma io ritengo che non sia solo colpa delle abitudini inevitabilmente cambiate, ma anche del tipo di contenuti che vengono offerti.

Credo che in questo momento dovremmo orientarci ed adattarci a ciò che stiamo vivendo tutti. Offrendo prima di tutto intrattenimento e mezzi utili per affrontare i disagi che l’emergenza #coronavirus ha portato.

Un esempio straordinario è Andrea Ciraolo con il suo Passione Podcast , da sempre un canale di riferimento (anche su YouTube) per il podcast training, ma ad oggi anche di supporto a chi necessita un aiuto per fare smartworking, didattica online, videoconferenze e molto altro!

Ci sono poi moltissimi podcast (italiani e non) dedicati proprio al #covid-19 e che trattano temi come la prevenzione e gli aggiornamenti dal mondo. L’esempio più calzante (almeno in Italia) è proprio Medical Facts del celebre virologo Roberto Burioni con storielibere.fm, il quale ha anche un canale YouTube dedicato.

Per non parlare di crescita personale, psicologia, coaching motivazionale ed addirittura yoga, i quali sono al momento sulla cresta dell’onda assieme alle inchieste, all’intrattenimento ed ai contenuti di stampo più narrativo (bene o male sempre in voga). Ecco qui sotto la schermata dei Top Programmi Italia su iTunes del 17 marzo 2020.

Ditemi pure che sto facendo la scoperta dell’acqua calda.

È esattamente così!

È tutto dovuto al trend del momento e ad una facile e molto intuitiva ricerca di marketing, visto che ci troviamo tutti bene o male nella stessa situazione! E’ facile ritrovarci nell’ascoltatore e quindi, sorge immediata la domanda:

Cosa vorremmo ascoltare adesso che abbiamo paradossalmente più tempo, ma organizzato in modo diverso?

Cosa ci rilasserebbe e ci aiuterebbe ad affrontare un momento del genere?

Ecco quindi che spuntano contenuti mirati ai nuovi interessi e magari quelli che prima erano podcast meno ricercati per via del loro argomento, diventano improvvisamente super ricercati ed ascoltati.

Il resto a casa

Credo sia davvero tutto qui! E posso dirlo con certezza dal momento in cui con il mio Avrei qualcosa da dire Show, podcast narrativo e di intrattenimento, non ho mai fatto grandissimi numeri in termini di play e downloads! Eppure da due settimane circa mi trovo in Top Programmi Italia su iTunes.

Nel mio specifico caso a contribuire al boost di Avrei qualcosa da dire Show, ha inciso sicuramente (per un caso del tutto fortuito) la vetrina nella quale è stato inserito, assieme ad altri titoli al femminile, e dedicata alle donne che hanno cambiato le regole del gioco. Questa selezione è stata ideata da iTunes in occasione dell’ #8marzo per la Giornata Internazionale della Donna ed è ancora visibile nella homepage sia su iTunes che su Apple Podcast. Ve ne ho già parlato in questo articolo dedicato.

Tuttavia, altra cosa che ha riscosso moltissimo successo in termini di ascolti, è proprio la mia prima puntata a tema #coronavirus in cui sostanzialmente ho rilanciato l’hashtag #iorestoacasa proprio nelle prime ore dalla sua creazione. Essendo i miei contenuti di stampo prevalentemente autobiografico, era praticamente impossibile evitare il topic ed ho cercato di affrontarlo a mio modo in questo primo episodio con l’obiettivo di sensibilizzare, invitare le persone a stare a casa (perché tutto sommato dobbiamo poterne vedere il lato positivo) e sostenere le campagne di raccolte fondi attivate sulla piattaforma GoFundMe.

L’indignato speciale

Il riscontro è stato davvero positivo tanto che, una settimana dopo, ho voluto insistere e registrarne un altro sempre a tema. Non per cavalcare l’onda sia chiaro, ma perché nel frattempo è successa qualsiasi cosa e in moltissimi hanno dimostrato di non capire quanto questa emergenza sia grave, dicendo e facendo una marea di castronerie! Dunque, come potevo stare a guardare essendo l’host di un podcast che si chiama Avrei qualcosa da dire Show?

Ho perciò esteso la riflessione iniziata con l’episodio precedente inserendo anche i contributi e le testimonianze di due persone che fanno parte della mia famiglia e che stanno vivendo questo fenomeno da due punti di vista completamente diversi, ma che tutti dovremmo sempre poter considerare prima di indignarci senza motivo.

Ne L’ indignato speciale “coronavirus ediscion” oltre all’elenco degli indignati speciali (quelli ingiustificati che però si sono distinti nel circo dell’idiozia che fa notizia) e che questa pandemia ha rivelato essere purtroppo sempre di più fra noi, parlano:

Lucia, una mamma architetto in quarantena e Giorgio, medico specializzando in ospedale.


Spero che gli episodi vi piacciano! Vi invito* a commentare con le vostre riflessioni qui sotto o a raccontarmi, anche in privato se lo preferite, come state vivendo questa situazione.

* L’invito è valido davvero per tutti: sia che siate podcasters o creatori di contenuti, sia che siate ascoltatori, lettori o … semplicemente voi stessi!

Un abbraccio (a distanza).

Chiara

Le mie 5W del Podcasting

In questo articolo freebie ho deciso di raccontarti le mie 5W del Podcasting.

Ovvero come è iniziata la mia avventura nel mondo podcast con Avrei qualcosa da dire Show.

Inizamo?


WHEN

E’ iniziato tutto a fine 2018. Già scrivevo comico da anni (per diletto), lo facevo sul mio blog e sulla mia bacheca Facebook. Di solito erano lunghissimi post della serie “non è il momento della polemica ma facciamola lo stesso” (con ironia), in cui sostanzialmente me la prendevo con tutto quello che mi capitava.

Risultato? Non in molti leggevano. Insomma, non era più tempo di blog e ci voleva qualcosina di diverso. Perciò per gioco registrai una traccia. Una prima traccia di un pezzo che scrissi criticando prevalentemente un elettrodomestico che fece grande scalpore alla sua uscita per via del numero di influencers (centinaia) chiamate in causa dall’azienda per sponsorizzarlo.

Si trattava del Dyson Air Wrap, dispositivo ultra super mega rivoluzionario che oltre ad asciugarti i capelli te li “abboccolava” da solo grazie ad un getto d’aria speciale. La messa in piega perfetta fai da te alla modica cifra di 500 euro.

Lo ripeto in caps-lock così sembra che urlo: CINQUECENTO EURO!

La cosa che mi fece sbellicare è che le campagne di marketing funzionarono così bene, nonostante il prezzo da capogiro, che questa “bacchetta magica” per capelli finì in un attimo. Nessun rivenditore, compreso lo stesso Dyson, lo aveva più. Introvabile e super desiderato da ogni donna … disposta a far la fame e a triturare la propria dignità per farci un potpourri … pur di averlo!

Insomma, non potevo rimanere impassibile davanti ad un fenomeno simile. Mi faceva davvero troppo ridere, per non piangere. Così Il marketing e la piega perfetta fu il mio primo episodio comico … podcast!

Un microfono, un fondo musicale ed io che leggevo il mio testo.

Stop.

Easy.

Pubblicato.

Ormai è fatta non torno più indietro.

Via col tango. No quello era Via col vento.

VAI col tango!


WHAT

Di cosa avrei voluto parlare in questo podcast appena nato?

Scrissi e registrai quel primo episodio come uno sfogo sociale. E sapevo che ne avrei fatto una serie perché era il mio stile. Ma di fatto non c’era un tema preciso. “Avrei qualcosa da dire” (già nome del sopracitato blog) andava benissimo anche per il podcast. Aggiungerci “Show” è stato un esercizio di stile forse, ma tutto sommato appropriato, in quanto rispecchiava benissimo la mia “sceneggiata” davanti al microfono. Ovvero: una pazza con evidenti problemi mentali che si agita davanti a un registratore mentre blatera cose con aria convinta.

Ed ecco che il mio impronunciabile nonché lunghissimo (e quindi sempre più spesso abbreviato) Aqdd Show, è diventato in poco più di un anno un calderone di contenuti: una serie di flussi di coscienza impulsivi, arrabbiati, commuoventi, comici e seri. In alternanza e in contrapposizione fra loro. Un gran casino. Come la mia testa!

Ma più di tutto volevo che emergesse la mia essenza al 100%. Volevo essere vera, con tutti i miei difetti, senza perdere nessuno spunto regalatomi dalla vita, senza mancare l’occasione di costruisci un’ ironia, una scenetta o un gioco di parole.

Ho iniziato ad appuntarmi delle note per evitare di perdermi per strada quello che mi veniva in mente. Ho iniziato ad osservare le persone, a ragionare al contrario cercando di capire cosa avrei voluto ascoltare da me stessa. Cosa mi avrebbe fatto ridere. Cosa sarebbe stato meglio evitare e cosa invece no.

E di certo non ho mai evitato …ehm … le parolacce. Ed è per questo che negli episodi comici ho quasi sempre inserito il tag esplicito, senza vergogna alcuna.

Eh beh: d’altra parte, quando quella parola con la C o quella con la V ci stanno da Dio … non c’è battuta che tenga! Persino mia madre ha approvato dopotutto!!


WHO

E’ una faccenda solitaria. O quasi!

Nella scrittura, nella voce, nell’interpretazione, nel montaggio, nell’editing, nella scelta delle musiche … Sono quasi sempre solo io. Ma con l’aiuto saltuario del mio compagno Silvio (ex fonico e musicista) nella parte più bacchettona e tecnica. E’ lui quello che mi ha insegnato le basi dell’audio. Ed è sempre lui che mi appioppò a suo tempo un microfono lavalier (anche detto “dem*erda“) per i primi episodi del podcast. Non mi aveva dato due lire. Anzi, due centesimi di euro. Ora invece … beh ora paga pegno (mi ha comprato uno Shure) e mi cazzia sulle piccolezze.

Scherzi a parte (anche se non scherzavo in realtà), un pò come per tutte le cose in cui mette lo zampino la creatività, anche produrre un breve episodio fa parte di un processo delicato. Per quanto ci abbia messo del tempo a capirlo, viste le prime “audio schifezze“, ora posso affermare che si tratta davvero di fabbricare una piccola opera d’arte. Non basta infatti solo scrivere e dare voce ad un testo (ammesso che il testo ci sia, non in tutti i casi c’è), ma di assemblare i pezzi e comporli in un qualcosa che le persone possano apprezzare ed ascoltare volentieri, anche mentre fanno altro.

La scelta del format infatti è fondamentale, quanto banale da ricordare.

Nel mio caso in particolare, il desidero è sempre stato quello di diffondere il mio pensiero e di vincere le mie debolezze (pur mostrandomi a tutti gli effetti vulnerabile, cosa che sono). Liberarmi insomma di quello che avevo bisogno dire e che ho sempre temuto di dire. O che magari semplicemente non mi veniva in mente al momento giusto. Vuoi per paura o per non-prontezza di spirito!

“Una vita intera di risposte brillanti e sarcastiche venute in mente quando ormai era troppo tardi … poi ho preso appunti e ci ho fatto un podcast!”

Questo è ciò che recito nel trailer del podcast, ed è davvero il motivo per cui ho deciso di raccogliere ogni esperienza bella o brutta in una sorta di diario. Volevo che tutto fosse memorabile e soprattutto ri-ascoltabile!

Per chi? Per me: per ricordarmi e imparare le lezioni. E per gli altri: per aiutarli a riflettere insieme a me o a riderci sopra … anche quando nemmeno io davvero ci riesco.


WHY

Perchè ho iniziato? Perchè mi fa stare bene scrivere e molto di più raccontare. Dare voce alle storie è qualcosa che non ha prezzo! E pensare che all’inizio di questa avventura credevo di potermi stufare prima o poi!

Ma in realtà non è mai successo. Anzi, quello che sembrava un gioco è diventato praticamente un lavoro. Difatti oggi professionalmente mi definisco una digital content creator dal momento in cui mi occupo di diverse faccende “creative” appunto e (soprattutto direi) di podcast!

Ma lavoro a parte, la mia vita è cambiata davvero moltissimo, in meglio. Ho imparato a conoscermi e ho incontrato molte persone. Virtualmente ed in carne ed ossa!

Questo perché il podcasting crea una connessione particolare fra chi parla davanti ad un microfono e chi lo ascolta con le sue cuffiette. E se oggi mi chiedono come mai l’ho scelto rispetto ad altri mezzi di comunicazione (come ad esempio può essere fare video o semplicemente scrivere), quasi non saprei spiegarlo. Ma probabilmente direi molte cose sconnesse, che però funzionano tutte bene anche insieme.

Direi che è un’ottima via di mezzo (ma prendila come un gioco di parole). Che è un media emergente perciò c’è ancora spazio per tutti. Che ti serve fondamentalmente un’idea e un buon microfono (anche se non è proprio verissimo ma ci si può iniziare). E che, soprattutto nel caso di podcast narrativi come il mio, la voce è davvero la migliore alleata a sostengo di un bel monologo scritto …

Con le parole puoi raccontare tutto: viaggi, esperienze, storie d’amore, fiabe. Non ti serve davvero nient’altro! Oddio, magari una bella musica di sottofondo si dai 🙂


WHERE

Nella mia cameretta destinata a studio. Nel mio spazio isolato dove riesco a concentrarmi per creare quello che desidero e raccontarlo poi davanti al mio microfono. Lo stesso posto nel quale mi dedico per ore all’editing e al riascolto in cuffia.

Per esattezza nella zona sud ovest di Milano.

Ma anche in mobilità, in giro per il mondo … come quando fra Peru e Bolivia ho registrato attimi salienti del mio ultimo viaggio on the road. Ho catturato suoni che potrò riascoltare per rivivere quei momenti quando ne avrò voglia.

Ascoltare ti lascia una sensazione particolare addosso, ti fa percepire più dettagli … più di quanti tu riesca a coglierne da una ripresa. A volte non ci soffermiamo su molte cose quando guardiamo un film.

L’audio invece è diverso. Non è qualcosa in meno, anzi! E’ un percorso emozionale. E’ come se i tuoi sensi (vista a parte) si amplificassero.

Ecco perché quando ascolto quella puntata, mi sembra di tornare lì!

Di viaggiare … grazie al potere del suono.


HOW

Il come non fa parte delle 5W ma lo considero essenziale per spiegare cosa è diventato per me fare podcasting e cosa potrebbe invece essere per te.

Il mio come è sicuramente l’essere vera, spontanea, genuina … mostrare l’autentica me. Questo è il mio valore aggiunto. La mia chiave. Non c’è una scaletta. Non c’è una tendenza da seguire. Io seguo me stessa.

E il mio compromesso è proprio questo: raccontarmi senza filtro.

Mi rendo conto che non tutti vogliono o riescono a farlo, né tantomeno lo condividono. Quello che a mia “discolpa” tento di fare è cercare di mandare un messaggio positivo. Di far pensare. O dubitare le persone.

Esatto: dubitare. Perché è doveroso. Tutti dovremmo poter dubitare di più e giudicare meno. O almeno, non senza prima aver dubitato un po’.

Nel mio podcast sono passata dal raccontare la mia spesa-impresa comica al supermercato al parlare di un’amicizia storica interrotta da un brutto male. E riuscire a farlo con le giuste parole e il giusto spirito non è sempre facile, talvolta è anche molto doloroso quanto doveroso … per lasciare un segno dentro se stessi e dentro il cuore di chi ti ascolta.

Nessuna parola è sprecata o detta per caso. Ogni parola è un regalo per me e per voi.

Il mio secondo “come” è aver capito che non basta metterci le parole, non basta essere spigliati o saper leggere ciò che scrivo in modo avvincente o esilarante. Quello che conta è anche come lo registri!

L’attrezzatura fa la differenza. Un buon microfono, ma anche il montaggio, il sound design. Una copertina che faccia spiccare il tuo podcast nelle varie librerie! Tutto fa brodo. E tutto è essenziale, nonché estremamente personale.

Ma devo dire che non sono “nata imparata”. Ci sono arrivata con il tempo a capire come e dove migliorarmi. Come complicare le cose per renderle più mie. Per ciascuno è diverso ma per quello che riguarda la sottoscritta … posso dire che all’inizio ho sbagliato proprio tutto!

Ma a tutto c’è rimedio! Ho aggiustato man mano il tiro e mi sono guadagnata la fiducia del mio pubblico.


CONCLUSIONI

In un prossimo post parlerò di aspetti più tecnici e specifici, ma nel frattempo … ti lascio un piccolo accenno:

Se avessi già in mente un podcast da realizzare ma non hai gli strumenti (o semplicemente volessi migliorare la tua attrezzatura) ti consiglio di andare a dare un’occhiata a questa pagina, in cui ho preparato dei setup utili per te a seconda del budget!

Se invece mi volessi parlare direttamente, a quattrocchi, del tuo progetto o di ciò che hai in mente, non esitare … sarò felice di aiutarti!

Grazie infinite per aver letto ed esserti iscritto!

Alla prossima.

Chiara